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Confini incerti: la NATO risponderà alle costanti minacce della Russia?

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Di Kateryna Rassolova
6 febbraio 2025

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Punti chiave

  • La guerra ibrida della Russia: Mosca usa tattiche ibride, tra cui sabotaggi, attacchi informatici e violazioni dello spazio aereo, per mettere alla prova la determinazione della NATO evitando al contempo un conflitto aperto.
  • Frequenti violazioni dello spazio aereo: Episodi quali lo schianto di droni in Romania, Lettonia e Polonia dimostrano le persistenti provocazioni russe.
  • Operazioni di sabotaggio: Interruzioni di cavi sottomarini, incendi in fabbriche e attacchi informatici contro membri della NATO sottolineano la capacità della Russia di destabilizzare con mezzi non convenzionali.
  • Ambiguità dell’Articolo 5: Il meccanismo di difesa collettiva della NATO è poco chiaro nell’affrontare le minacce ibride.
  • Preparazione degli Stati membri: Alcuni Paesi stanno già adottando misure per rafforzare le difese, tra cui l’aumento della spesa militare e quadri giuridici per contrastare le violazioni dello spazio aereo.
  • Risposte frammentate: L’assenza di una strategia NATO unitaria, ulteriormente aggravata dall’ambivalenza di Donald Trump verso la difesa collettiva, scarica l’onere sui singoli Stati membri e solleva dubbi sulla credibilità dell’Alleanza e sulle sue capacità di deterrenza a lungo termine.
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Il 19 ottobre 2024, un oggetto volante non identificato è stato avvistato sopra la Romania. Nella stessa notte, l’Ucraina ha subito l’ennesimo attacco della Russia: Mosca aveva lanciato circa 98 droni e sei missili nel tentativo di indebolire le infrastrutture critiche di Kyiv. L’episodio è avvenuto appena un giorno dopo un caso simile, il 18 ottobre, quando durante un altro attacco russo furono rilevati bersagli nello spazio aereo rumeno. Sebbene gli oggetti tendano a scomparire dai radar prima che le forze rumene possano individuarne l’origine, gli eventi della guerra russo-ucraina, a un solo confine di distanza, suggeriscono che con ogni probabilità appartengano a Mosca.

Questo è solo uno dei molti esempi che riguardano la Romania e altri Stati membri della NATO. Oggetti volanti sospetti sono stati avvistati sopra la Germania, un velivolo ritenuto russo si è schiantato in Lettonia e due elicotteri bielorussi hanno violato lo spazio aereo polacco. Sebbene molti di questi episodi vengano liquidati come «non intenzionali», sono un segnale d’allarme che la minaccia russa alla NATO potrebbe essere più grave di quanto generalmente si creda.

Contrastare le minacce alla sicurezza è un pilastro dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord e il suo trattato istitutivo prevede un meccanismo a tale scopo: l’Articolo 5. Tuttavia, viste le poche occasioni in cui è stato invocato e i timori di un’escalation della guerra russo-ucraina, non è ancora chiaro se verrebbe attivato qualora il conflitto oltrepassasse i confini ucraini, né se i membri della NATO ritengano che debba esserlo. Inoltre, in un’epoca in cui le minacce ibride mettono sempre più in discussione i paradigmi tradizionali di sicurezza, sorgono interrogativi sulla preparazione della NATO a contrastarle. Questo articolo intende analizzare che cosa implichi esattamente l’Articolo 5, in quali casi possa essere applicato, se sia sufficiente per affrontare efficacemente le minacce ibride e come gli Stati membri considerino la possibilità di invocare questo meccanismo contro Mosca.

La Russia minaccia la NATO?

Sarebbe sbagliato sostenere che la guerra russo-ucraina sia strettamente confinata entro i confini dell’Ucraina. Sebbene non si sia verificato un attacco armato diretto contro il territorio della NATO, un rapporto dello staff della Commissione di Helsinki degli Stati Uniti suggerisce che la Russia stia conducendo dal 2022 una «guerra ombra clandestina» contro l’Alleanza.

Nel maggio 2022, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov affermò che la NATO stava conducendo una «guerra ibrida totale» contro la Russia, paragonando a quanto pare il fermo sostegno all’Ucraina e le sanzioni contro la Russia a operazioni di guerra ibrida. Evidentemente, Mosca ha deciso di rispondere alla cosiddetta «guerra ibrida totale» con una propria, effettiva guerra ibrida in tutta l’area euro-atlantica (cfr. Figura 1).

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Figura 1. Un’illustrazione non esaustiva delle operazioni ibride russe sospette e attribuite in territorio NATO dal febbraio 2022 al novembre 2024. Fonte: Commissione per la sicurezza e la cooperazione in Europa

Il rapporto afferma che dal 2022 sono state attribuite alla Russia numerose operazioni contro gli Stati membri della NATO. Di queste, circa un terzo consisteva in campagne elettorali e informative e un altro terzo in attacchi alle infrastrutture critiche. Una operazione su dieci era una campagna di migrazione strumentalizzata (ossia una crisi artificiale alle frontiere) e una su cinque una campagna di violenza (ossia atti di vandalismo o terrorismo) (cfr. Figura 2). Gli attacchi spaziano da graffiti antisemiti in Francia e interferenze con il segnale GPS da Kaliningrad a un attacco ransomware che ha interrotto l’attività di migliaia di farmacie negli Stati Uniti, fino a un tentativo di agenti russi o bielorussi di bombardare una fabbrica di vernici nel sud-ovest della Polonia.

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Figura 2. Percentuale di operazioni ibride russe sospette e attribuite in 4 categorie chiave dal febbraio 2022 al novembre 2024. Fonte: Commissione per la sicurezza e la cooperazione in Europa

Si sospetta inoltre che la Russia sia dietro alcune gravi campagne di sabotaggio. Tra queste figurano un incendio in una fabbrica tedesca del produttore della difesa Diehl a Berlino nel giugno 2024 e un incendio in uno dei più grandi centri commerciali di Varsavia nel maggio 2024. Inoltre, nel novembre 2024, il cavo di comunicazione tra Lituania e Svezia è stato danneggiato, riducendo di un terzo la larghezza di banda internet nella zona. Nel frattempo, la trasmissione di dati tra Finlandia e Germania è stata completamente interrotta a causa di una rottura simile di un cavo. Quel cavo era l’unico collegamento diretto del suo genere tra la Finlandia e l’Europa centrale e correva accanto ad altre infrastrutture sottomarine critiche, tra cui gasdotti e cavi elettrici. Entrambi gli episodi si sono verificati poche settimane dopo che gli Stati Uniti avevano segnalato un aumento dell’attività militare russa attorno ai principali cavi sottomarini.

Oltre alle minacce non tradizionali, si sospetta che la Russia (e talvolta la Bielorussia) violi direttamente anche lo spazio aereo degli Stati membri della NATO. Fra i casi vi sono i già citati episodi in Romania (dove sono entrati non solo oggetti volanti non identificati, ma anche oggetti identificati come russi, compreso lo schianto di detriti di un drone nel distretto di Tulcea), Germania e Lettonia. Si possono menzionare altri casi sospetti, come quello del settembre 2024 all’aeroporto di Stoccolma-Arlanda, in Svezia. Droni non identificati hanno interferito con lo scalo, costringendo gli aerei diretti lì a cambiare rotta e atterrare in altri aeroporti. La polizia svedese ha commentato che l’atto potrebbe essere stato intenzionale, sebbene «non possa chiarirne lo scopo».  La Svezia non è riuscita a identificare l’oggetto volante con cui aveva a che fare, rendendo problematico intraprendere azioni concrete. Tuttavia, i servizi speciali tedeschi sospettano che i droni fossero modelli russi Orlan-10, e la Lettonia si è spinta fino a identificare l’oggetto nel proprio spazio aereo come un drone di tipo Shahed 136.

E, come se non bastasse, gli episodi vanno ancora oltre. Nel marzo 2022, il drone di epoca sovietica (che in seguito si è rivelato essere un velivolo da ricognizione TU-141) carico di esplosivi ha sorvolato Romania e Ungheria senza suscitare alcuna reazione delle forze locali, per poi schiantarsi in Croazia. Non è mai stato confermato che il velivolo fosse russo. Secondo gli investigatori, su un’ala recava una stella rossa dipinta di blu e giallo, i colori della bandiera ucraina. Diversi mesi dopo, nel dicembre 2022, le autorità croate, rumene e ungheresi dichiararono di sapere chi avesse lanciato quel drone, ma l’informazione fu classificata come segreto di Stato.

Mosca non compie queste provocazioni solo in modo clandestino. Ultimamente è stata piuttosto esplicita nelle sue minacce alla NATO. Il 16 dicembre 2024, il ministro della Difesa russo Andrei Belousov ha dichiarato al Ministero della Difesa, durante una riunione congiunta con il presidente Vladimir Putin, che «il Ministero della Difesa della Russia deve essere pronto a qualsiasi evoluzione degli eventi, incluso un possibile conflitto militare con la NATO in Europa nel prossimo decennio. Nella stessa riunione, Putin ha affermato che gli Stati Uniti, con le loro «armi e denaro» che usano per «sostenere il regime di governo de facto illegittimo a Kyiv», portano la Russia «fino alla linea rossa oltre la quale noi [la Russia] non possiamo più ritirarci.’

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«Il Ministero della Difesa della Russia deve essere pronto a qualsiasi evoluzione degli eventi, incluso un possibile conflitto militare con la NATO in Europa nel prossimo decennio», ha dichiarato Andrei Belousov. | Foto: Grigory Syosev/Sputnik/EPA-EFE (pool). Fonte: POLITICO

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La Russia potrebbe non aver lanciato esplicitamente un attacco armato contro il territorio o le forze dei Paesi NATO. È una mossa astuta: dopo tutto, è complicato stabilire se queste provocazioni rientrino direttamente nell’Articolo 5. Tuttavia, la portata e l’ampiezza degli episodi sono tali che il pericolo che implicano non può essere liquidato. Con queste attività di sabotaggio, la Russia sembra mettere alla prova la NATO. E purtroppo, finché Mosca non riceverà una risposta ferma e risoluta, potrebbe interpretare l’assenza di una simile risposta come un via libera per spingersi ancora oltre. Al momento, le sue operazioni potrebbero mirare a creare confusione e a mostrare fin dove possano arrivare il suo potere e la sua influenza. Ma alla fine, una volta accertato che nessuno oppone resistenza, potrebbe attaccare la NATO in modo più diretto.

Esame dell’Articolo 5: sarà sufficiente a contrastare l’attacco?

L’Articolo 5 è noto per la sua ambiguità, che trae origine dal testo stesso del trattato. La parte più conosciuta dell’articolo recita: «Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o in America settentrionale sarà considerato un attacco contro tutte…». Tuttavia, la parte più importante viene dopo: «…e di conseguenza convengono che, se si verifica un tale attacco armato, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà la Parte o le Parti così attaccate adottando immediatamente, individualmente e di concerto con le altre Parti, l’azione che ritenga necessaria, compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale». Pertanto, l’Articolo 5 non impone a nessuno Stato membro di schierare le proprie forze armate e rispondere immediatamente. Al contrario, gli Stati sono obbligati solo ad «assistere» la Parte o le Parti attaccate. Spetta agli Stati membri stabilire in cosa debba consistere l’assistenza e, poiché il trattato non fornisce un elenco preciso, potrebbe significare semplicemente imporre sanzioni economiche all’aggressore.

Tale vaghezza fu inserita deliberatamente nel trattato istitutivo. Quando i negoziatori discussero il testo del documento nel 1948-1949, gli Stati Uniti erano restii ad assumere qualsivoglia obbligo militare. All'epoca, molti americani sostenevano ancora l'isolazionismo, ossia il non intervento negli affari europei.

Inoltre, l'Articolo 6 chiarisce ulteriormente l'Articolo 5. Esso recita, ‘Ai fini dell'Articolo 5, un attacco armato contro una o più delle Parti si considera comprensivo di un attacco armato:

  • contro il territorio di una qualsiasi delle Parti in Europa o in Nord America, contro i Dipartimenti algerini della Francia 2, contro il territorio della Turchia o contro le Isole poste sotto la giurisdizione di una qualsiasi delle Parti nell'area del Nord Atlantico a nord del Tropico del Cancro;
  • contro le forze, navi o aeromobili di una qualsiasi delle Parti, quando si trovano in o sopra tali territori o in qualsiasi altra area d’Europa in cui, alla data di entrata in vigore del Trattato, fossero stanziate forze di occupazione di una qualsiasi delle Parti, oppure nel Mar Mediterraneo o nell’area dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro»

Pertanto, il meccanismo di difesa collettiva si attiva soltanto quando l’attacco armato è diretto precisamente contro il territorio di uno Stato membro oppure contro le sue forze, navi o aeromobili. In base a questa formulazione, la mera violazione dello spazio aereo degli Stati membri da parte di droni russi non rientra in nessuna di queste categorie.

Gli Articoli 4 e 5 in azione

Vale inoltre la pena menzionare l'Articolo 4, il quale stabilisce che ‘Le Parti si consulteranno ogniqualvolta, nell'opinione di una di esse, l'integrità territoriale, l'indipendenza politica o la sicurezza di una delle Parti sia minacciata.’ In sostanza, esso conferisce a ciascuno Stato membro il diritto di invocare formalmente questo Articolo portando al tavolo della discussione qualsiasi questione di sicurezza che ritenga preoccupante e sollecitando le altre Parti a consultarsi.

A differenza dell'Articolo 5, l'Articolo 4 non implica impegni diversi dalla necessità di partecipare alle discussioni. Forse è per questo che dall'inizio del XXI secolo è già stato invocato in sette occasioni. Cinque di esse provenivano dalla Türkiye, una fu avviata dalla Polonia nel 2014 in seguito all'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina, e un'altra derivò da una richiesta congiunta di Bulgaria, Cechia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia il 24 febbraio 2022, preoccupate per l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia.

In due casi riguardanti la Türkiye, le consultazioni si conclusero con l'accordo della NATO su determinate misure difensive, ossia l'Operazione Display Deterrence nel 2003 e il dispiegamento di missili Patriot nel 2012. È interessante notare che la ragione del caso del 2003 fu la guerra nel vicino Iraq, mentre quella del 2012 fu la morte di cinque cittadini turchi nella città di confine di Akçakale a causa di colpi di artiglieria siriani.

Ciò suggerisce che l'Articolo 4 sia ancora più ambiguo dell'Articolo 5. Pertanto, in questo caso molto dipende dalla volontà politica degli Stati membri e dalla loro interpretazione di ciò che costituisce una minaccia alla sicurezza. Dopo che in Polonia si verificò un incidente piuttosto simile nel novembre 2022, l’allora presidente polacco Andrzej Duda escluse la possibilità di invocare l’Articolo 4. Tale affermazione fu rafforzata dai risultati dell’indagine, secondo i quali il missile che uccise due cittadini polacchi non era russo, bensì della difesa aerea ucraina. «Non c’è nulla, assolutamente nulla, che indichi che si sia trattato di un attacco intenzionale alla Polonia», aggiunse Duda.

Nel frattempo, l'Articolo 5 è stato invocato una sola volta. La richiesta di farlo fu presentata all'unanimità meno di 24 ore dopo gli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti compiuti da Al-Qaeda l'11 settembre 2001. La NATO non prese una decisione immediatamente. Attese anzitutto di stabilire che gli attacchi provenissero dall'estero e rientrassero nell'Articolo 5.

In ottobre, una volta conclusa l'indagine e attivato il meccanismo, la NATO concordò un pacchetto di misure difensive che includeva due operazioni militari. Tuttavia, un esame più attento del caso illustra bene l'assenza di obblighi significativi ai sensi dell'Articolo 5. Innanzitutto, nell'operazione Eagle Assist, un equipaggio di 830 persone era composto da personale di 13 Paesi NATO, mentre il numero totale degli Stati membri nel 2001 era 19. Pertanto, alcuni Stati membri non inviarono forze – e non erano obbligati a farlo. Inoltre, è importante considerare che l'unica volta in cui fu invocato il meccanismo di difesa collettiva fu quando il suo membro più potente e influente era in pericolo. Ciò suggerisce che una mossa di tale portata sia in larga misura politica e possa quindi avvenire soltanto se rientra negli interessi nazionali dei Paesi dell'alleanza.

La risposta della NATO alla minaccia russa: l’Alleanza prende in considerazione l’Articolo 5?

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Dal 2014, la NATO riconosce la Russia come una minaccia primaria alla propria sicurezza, segnando un drastico cambiamento rispetto al suo Concetto Strategico del 2010, che enfatizzava la cooperazione con Mosca. Questo cambiamento è stato determinato dall'annessione della Crimea da parte della Russia e dalla sua guerra di aggressione contro l'Ucraina. Il Concetto Strategico del 2022 riconosce la Russia come la «minaccia più significativa e diretta» alla sicurezza euro-atlantica, sottolineando il suo uso di tattiche convenzionali, informatiche e ibride, nonché il suo disprezzo per gli accordi internazionali. Ciononostante, la NATO ribadisce il suo impegno a mantenere aperti canali di comunicazione con la Russia per gestire i rischi, prevenire l'escalation e aumentare la trasparenza.

Non è chiaro a quali «canali di comunicazione» si riferisca il concetto. Potrebbero essere negoziati e trattati di pace, ma il problema è che finora la Russia ha violato la maggior parte dei trattati internazionali che ha firmato. In particolare, gli Accordi di Minsk furono disattesi da Mosca quando bombardò ripetutamente le regioni di Donetsk e Luhansk: nel 2015 erano già stati violati più di 4000 volte. Le Convenzioni di Ginevra furono ignorate quando le forze armate russe commisero innumerevoli crimini di guerra nel conflitto contro l'Ucraina. Nel 2008, quando fu negoziato il cessate il fuoco per la guerra contro la Georgia, la Russia promise di ritirare le proprie forze nelle posizioni precedenti alla guerra, ma non mantenne tale promessa. Questa tendenza lascia ben poco spazio all'ottimismo riguardo al mantenimento di canali di comunicazione aperti con Mosca.

D'altra parte, poiché la guerra russo-ucraina non si è fermata dopo due anni e mezzo, la retorica dei leader della NATO è diventata sempre meno ottimistica. Nel dicembre 2024, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che era giunto il momento di ‘adottare una mentalità da tempo di guerra’ perché Mosca si stava ‘preparando a un confronto a lungo termine con l'Ucraina e con noi,’ e gli Stati membri ‘non sono pronti per ciò che li attende tra quattro o cinque anni.’ Con questo avvertimento, intendeva sottolineare che l'alleanza deve aumentare significativamente la propria spesa per la difesa, perché neppure la soglia del 2% è sufficiente. Al momento, persino tale obiettivo non è stato raggiunto da 8 Paesi, ossia Croazia, Portogallo, Italia, Canada, Belgio, Lussemburgo, Slovenia e Spagna (cfr. Figura 3).

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Figura 3. Spesa per la difesa in percentuale del PIL (%). Basata sui prezzi e sui tassi di cambio del 2015. Nota: le cifre per il 2024 sono stime. Fonte: NATO

Nel giugno 2024, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius arrivò ad ammettere la prospettiva di un attacco della Russia alla NATO. Osservò che, sebbene un attacco russo non sia probabile ‘per ora,’ gli esperti ‘si aspettano un periodo di cinque-otto anni in cui ciò potrebbe essere possibile.’ Fece riferimento al fatto che in precedenza lo scenario del 2022 appariva impossibile all'Occidente, ma ‘la Russia sfida la logica – pertanto, essi ‘devono essere pronti a qualsiasi scenario.’

Infine, nel novembre 2024, il capo del Servizio federale di intelligence tedesco Bruno Kahl intervenne a un evento del think tank DGAP a Berlino e affermò che la Russia avrebbe probabilmente intensificato le proprie operazioni ibride ; riteneva inoltre possibile che, in risposta, venisse invocato l’Articolo 5. Spiegò: ‘L'ampio ricorso della Russia a misure ibride aumenta il rischio che la NATO finisca per prendere in considerazione l'invocazione della sua clausola di difesa reciproca di cui all'Articolo 5. Al contempo, il crescente potenziamento del potenziale militare russo fa sì che uno scontro militare diretto con la NATO diventi una delle possibili opzioni per il Cremlino.’

A suo avviso, se la Russia attaccasse uno o più Paesi NATO, difficilmente occuperebbe vasti territori: piuttosto, riteneva che avrebbe messo alla prova le linee rosse fissate dall'Occidente. In sostanza, è ciò che la Russia ha fatto finora e a cui l'Occidente ha risposto con cautela: quindi l'Articolo 5 sarà davvero invocato in caso di attacco diretto, aperto e armato? Il capo dell'intelligence affermò che alti funzionari del ministero della Difesa russo ne dubitano. Questo dovrebbe essere un segnale allarmante per l'Alleanza: se non rafforzerà ora la propria difesa e non dimostrerà resilienza, la Russia continuerà a indebolire ulteriormente la sicurezza euro-atlantica.

La preparazione dei singoli Stati membri a un attacco russo

Il timore di un possibile attacco russo contro la NATO si è diffuso anche tra altri funzionari. Nel gennaio 2024, il capo della difesa svedese Michael Byden ha dichiarato che tutti gli svedesi dovrebbero prepararsi mentalmente a un conflitto. In Gran Bretagna, l’allora capo dell’esercito, il gen. Patrick Sanders, ha esortato i cittadini britannici a prepararsi a un livello di mobilitazione mai visto dalla Seconda guerra mondiale (sebbene sia stato successivamente criticato dal suo superiore per un’affermazione così audace). In Germania, i funzionari ritenevano che Mosca potesse lanciare missili contro i Paesi della NATO. Per questo motivo, la NATO ha invitato gli Alleati a collegare la pianificazione militare a quella civile. L’ammiraglio della Royal Netherlands Navy Rob Bauer, presidente del Comitato militare della NATO, ha spiegato: «Anche le istituzioni finanziarie hanno un ruolo da svolgere. Anche l’industria ha un ruolo da svolgere. Nei nostri Paesi abbiamo bisogno delle infrastrutture adeguate per trasportare equipaggiamenti militari su strade e ponti. Un ponte deve poter sostenere un carro armato.» Inoltre, in caso di guerra, la NATO dovrà anche risolvere il problema di come liberare strade e reti di trasporto qualora masse di persone si spostino verso ovest mentre carri armati e treni logistici si muovono verso est.

Nel contesto delle violazioni dello spazio aereo della NATO da parte di droni russi, il generale James Hecker, comandante delle Forze aeree degli Stati Uniti in Europa e del Comando aereo alleato della NATO, ha sottolineato la necessità di migliori sistemi di difesa aerea e missilistica: ritiene che in futuro vi saranno altre intrusioni di questo tipo. Ciononostante, finora la reazione degli Stati membri agli innumerevoli episodi di violazione dello spazio aereo ha contrastato nettamente con i summenzionati appelli a rafforzare la sicurezza di fronte alla minaccia russa.

Le vittime di queste violazioni non hanno mai ammesso apertamente che gli incidenti fossero intenzionali. Lo Stato responsabile dell’incidente in cui un drone è precipitato in Croazia nell’aprile 2022 è stato tenuto nascosto. Neppure l’incidente dell’agosto 2023, in cui elicotteri bielorussi hanno sorvolato la Polonia, è bastato a Matthew Miller, portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, per affermare che l’alleanza fosse pronta a invocare l’Articolo 5. Persino la Lettonia, pur rendendo noto apertamente che il drone nel proprio spazio aereo era russo, ha ufficialmente minimizzato l’evento. Il ministro della Difesa ha dichiarato che non poteva essere considerato un’«escalation militare aperta» e ha rassicurato che la Lettonia non era l’obiettivo previsto del drone.

La Romania, dal canto suo, potrebbe essere stata più risoluta: ha denunciato gli incidenti come violazioni del diritto internazionale. Nell’ottobre 2024, ha fatto decollare con urgenza due caccia F-16 e due F-18 spagnoli impiegati in missioni di sorveglianza aerea. Rutte ha invitato la Romania a «rispondere rapidamente ed efficacemente» alle violazioni del suo spazio aereo, sottolineando che la difesa aerea resta una priorità per l’Alleanza. In un’occasione, il drone Shahed sopra la Romania è stato persino inseguito da caccia della NATO.

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Soldati croati ispezionano il luogo in cui un drone militare è precipitato a Zagabria, in Croazia, l’11 marzo 2022. Il Ministero della Difesa croato ha confermato che un drone militare non identificato è precipitato nel centro di Zagabria l’11 marzo. Foto: EPA-EFE/ANTONIO BAT. Fonte: Balkan Insight

Inizialmente, le autorità romene hanno dichiarato di non poter abbattere direttamente i droni, poiché la legge romena lo proibiva. La promessa di un cambiamento è arrivata nel dicembre 2024, quando Bucarest ha approvato due progetti di legge che stabiliscono protocolli per gestire e abbattere oggetti stranieri che entrano nel suo spazio aereo in tempo di pace. Tuttavia, per entrare in vigore, devono ancora essere votati dal Parlamento e promulgati dal presidente.

Di recente, anche la Polonia ha mostrato maggiore assertività nei confronti della Russia. Sebbene Miller abbia escluso la possibilità di invocare l’Articolo 5 dopo l’incidente degli elicotteri bielorussi, il ministro della Difesa nazionale polacco, Mariusz Błaszczak, ha chiesto un rafforzamento della presenza di truppe al confine, insieme al dispiegamento di ulteriori forze e attrezzature, come elicotteri d’attacco. Nell’ottobre 2024, il generale polacco ha rilasciato una dichiarazione molto audace, affermando che, se le truppe russe invaderanno la Lituania, gli Alleati, entro il «primo minuto», colpiranno tutte le risorse strategiche della Russia situate entro un raggio di 300 chilometri. Ha dichiarato che avrebbero «colpito direttamente San Pietroburgo.’

Conclusione

Sembra che la NATO, pur avendo dichiarato nel Concetto strategico del 2022 che avrebbe continuato a rispondere alle minacce russe, non abbia neppure iniziato a farlo. Quasi tutti gli episodi di violazione dello spazio aereo sono stati ufficialmente dichiarati incidenti, forse nell’illusione che ciò contribuisse a evitare escalation. Tuttavia, negando attivamente che l’Articolo 5 sia pertinente, la NATO non coglie il punto essenziale.

La questione principale non dovrebbe essere se i droni russi entrino intenzionalmente nello spazio aereo degli Alleati, bensì la vita delle persone. Il caso della Croazia e della Polonia ha dimostrato chiaramente con quanta facilità la guerra possa oltrepassare i confini e causare vittime tra coloro che non vi partecipano formalmente. Il fatto che i droni russi continuino a sorvolare le teste dei funzionari della NATO anche dopo che questi hanno rassicurato tutti sul fatto che la Polonia, la Lettonia o qualsiasi altro Stato non fossero un obiettivo dimostra che Mosca non può essere fermata con l’appeasement. Oggi, le attività di «sabotaggio» e «ibride» possono colpire soltanto strutture specifiche; domani potrebbero causare morti tra la popolazione locale. Non è chiaro come i loro abitanti possano restare al sicuro se l’attuale inattività continuerà.

Considerata l’abile strategia di condurre queste operazioni in modo occulto, se la Russia lanciasse un attacco armato contro la NATO, esso sarebbe altrettanto subdolo. In tal caso, alla luce della retorica tenuta finora dagli alti funzionari, è altamente improbabile che la NATO, in quanto alleanza, invochi l’Articolo 5. Dopo che Trump avrà completato il suo insediamento come presidente degli Stati Uniti a gennaio, le probabilità diminuiranno ulteriormente. Finora i Repubblicani sono stati molto più ambivalenti al riguardo, a differenza di Biden. Considerando che gli Stati Uniti sono indiscutibilmente un leader dell’Alleanza, una retorica così poco chiara e la riluttanza a partecipare attivamente alla difesa dell’Europa suggeriscono che la prospettiva di invocare l’Articolo 5 sarà ancora più remota di prima.

Al contrario, le reazioni individuali suggeriscono che gli Stati confinanti con l’Ucraina potrebbero rispondere autonomamente agli attacchi armati qualora colpissero il loro territorio. La Polonia, in particolare, destina circa il 4% del suo PIL alla difesa, mentre la Romania sta attualmente adottando misure per poter abbattere i droni russi. Ciononostante, resta la domanda: fino a che punto saranno pronti a spingersi? Si difenderanno dagli attacchi russi strettamente sui propri territori o colpiranno la Russia in risposta, come ha dichiarato il generale polacco? Considerando quanto lentamente gli Stati Uniti stavano approvando l’autorizzazione per l’Ucraina a colpire obiettivi sul suolo russo, ottenere il permesso di colpire «direttamente San Pietroburgo» con armi della NATO potrebbe essere ancora più complicato.


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Questo testo è stato tradotto automaticamente dall’originale inglese, che resta disponibile selezionando l’inglese come lingua del sito.