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Nel 2025 l’Unione europea è stata sottoposta a pressioni crescenti affinché rivedesse il proprio assetto di difesa, in risposta al perdurare dell’aggressione russa contro l’Ucraina e ai crescenti dubbi sulle garanzie di sicurezza statunitensi nell’ambito dell’agenda «America First» della seconda amministrazione Trump. La guerra ha inoltre messo in luce la profonda frammentazione della difesa europea, tra cui la limitata interoperabilità degli armamenti, la duplicazione degli sforzi di approvvigionamento e le enormi disparità tra gli Stati membri nei bilanci della difesa e nelle capacità industriali.
Riconoscendo l’imperativo strategico di rafforzare la deterrenza europea e fornire un sostegno duraturo all’Ucraina, nel marzo 2025 l’UE ha adottato lo strumento SAFE nell’ambito del piano ReArm Europe/Readiness 2030. Basandosi su due precedenti iniziative dell’UE, EDIRPA (appalti congiunti) e ASAP (aumento della produzione di munizioni), SAFE le supera nettamente per entità dei finanziamenti. Restano tuttavia interrogativi su come gli Stati membri utilizzeranno questo strumento, se produrrà gli effetti auspicati sull’industria europea della difesa e in che modo ne beneficerà l’Ucraina. Il presente policy brief esamina questi aspetti.

Il piano ReArm Europe/Readiness 2030 mira a rafforzare le capacità e la base industriale europee della difesa attraverso diversi strumenti finanziari, tra cui il regolamento sulla sicurezza e l’azione per l’Europa (SAFE), adottato il 27 maggio 2025. L’obiettivo centrale del meccanismo SAFE è incentivare gli appalti militari congiunti tra gli Stati membri, mettendo a disposizione prestiti fino a 150 miliardi di euro garantiti dal bilancio dell’UE.
Lo strumento mira a ridurre i costi di produzione e la frammentazione e a migliorare l’interoperabilità nell’UE nel campo della difesa e della sicurezza. Più in generale, è concepito per rendere l’Europa più sovrana e responsabile della propria difesa. Un aspetto positivo per Kyiv è che, a determinate condizioni, anche i paesi SEE/EFTA e l’Ucraina possono beneficiare in parte di SAFE.
I due obiettivi principali dei nuovi strumenti finanziari dell’UE, come indicato nel Libro bianco, sono:
- Aumentare il sostegno all’Ucraina attraverso l’acquisizione urgente e a breve termine di armamenti, finalizzata a ricostituire le scorte o ad acquisire rapidamente determinati sistemi.
- Sviluppare le industrie della difesa dell’UE in modo collaborativo mediante investimenti a lungo termine, capaci di produrre risultati nel tempo.
Alla luce delle attuali carenze di capacità nell’UE e degli insegnamenti tratti dal campo di battaglia in Ucraina, la Commissione europea ha individuato come prioritarie le seguenti categorie di attrezzature da acquisire nell’ambito del programma di finanziamento SAFE:

La Commissione europea ha stabilito un calendario per gli Stati membri affinché possano beneficiare dei finanziamenti previsti dal meccanismo SAFE:
Per garantire l’efficacia del meccanismo SAFE, la Commissione europea ha stabilito diversi requisiti fondamentali che i beneficiari dei finanziamenti dovranno rispettare.
1. Appalti congiunti
I progetti dovrebbero normalmente coinvolgere almeno due partecipanti (ad esempio, due Stati membri, uno Stato membro e un paese SEE/EFTA o l’Ucraina, oppure uno Stato membro e altri paesi terzi*). In deroga alla regola, durante una fase iniziale sono temporaneamente consentiti gli appalti di un singolo Stato.

2. Regola «Compra europeo»
Almeno il 65% del valore del progetto dovrebbe provenire da imprese stabilite nell’UE, nei paesi SEE/EFTA o in Ucraina. Al massimo il 35% del costo stimato dei componenti del prodotto finale può provenire da fornitori esterni o subcontraenti di paesi terzi (ad esempio, gli Stati Uniti).
3. Accesso ai prestiti
I prestiti sono disponibili a condizioni molto favorevoli: possono avere una durata massima di 45 anni e non richiedono rimborsi nei primi 10 anni. Inoltre, fino al 15% dei fondi può essere erogato in anticipo per agevolare l’avvio dei progetti.
È importante sottolineare che i prestiti possono essere concessi esclusivamente agli Stati membri dell’UE. Se un paese terzo, come l’Ucraina, partecipa a un appalto congiunto, i fondi saranno erogati allo Stato membro coinvolto. Sulla base del proprio piano di investimento per l’industria europea della difesa, lo Stato membro interessato ripartirà i finanziamenti tra le attività approvate.
Lo strumento SAFE rappresenta un passo pragmatico verso il rafforzamento delle capacità di difesa dell’UE in risposta alle crescenti minacce geopolitiche. Il suo principale vantaggio risiede nel suo obiettivo di promuovere gli appalti congiunti, volto a favorire una maggiore collaborazione tra le industrie degli Stati membri e a ridurre la frammentazione del mercato della difesa dell’UE. Imponendo che il 65% della spesa sia destinato alla produzione nell’UE, SAFE mira a rafforzare la base industriale europea della difesa, adottando al contempo un approccio europeo complessivo — anziché strettamente limitato all’UE — che consente la partecipazione di paesi terzi quali l’Ucraina, i membri del SEE/EFTA e i paesi in via di adesione, candidati e potenziali candidati.
Nonostante gli obiettivi ambiziosi dell’UE nell’ambito di SAFE, la portata complessiva dello strumento resta modesta. Sebbene i funzionari della Commissione osservino che la dotazione di SAFE (150 miliardi di euro) equivale a oltre la metà della spesa annua per la difesa degli Stati membri dell’UE, tale cifra appare modesta rispetto agli obiettivi. Secondo alcune stime, ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti — come previsto dal regolamento SAFE — richiederebbe quasi 1.000 miliardi di dollari. Per decenni l’UE ha fatto ampio affidamento sugli Stati Uniti per il trasporto aereo, le comunicazioni satellitari e il rifornimento in volo, mentre il 78% degli appalti europei per la difesa nel 2022–2023 è stato destinato a prodotti non europei. SAFE da solo non può coprire queste spese e presenta diversi limiti tuttora irrisolti.
Poiché SAFE è concepito per colmare rapidamente carenze critiche di capacità, opera come una linea di credito che potrebbe non risultare interessante per tutti i paesi. In primo luogo, i prestiti concorrono al debito nazionale e gli Stati membri con margini di bilancio limitati potrebbero avere difficoltà a utilizzare SAFE in modo efficace. In termini semplici, lo spazio fiscale indica la capacità di un governo di assumere ulteriore debito senza compromettere la stabilità finanziaria.
Non tutti i paesi dell’UE si trovano nella stessa posizione al riguardo: quelli con un debito più elevato dispongono di minore spazio fiscale, e viceversa. La Francia, ad esempio, registra attualmente uno dei maggiori disavanzi di bilancio (-5,8%) dell’UE e un debito pubblico piuttosto elevato (circa il 113%), ma mira ad aumentare la spesa per la difesa al 3–3,5% del PIL. A luglio 2025 la Francia ha manifestato interesse per i prestiti SAFE, sebbene probabilmente per un importo modesto.
Inoltre, indebitarsi ai tassi d’interesse dell’UE non è conveniente per tutti gli Stati membri. SAFE consente essenzialmente all’UE di raccogliere fino a 150 miliardi di euro sui mercati dei capitali e di prestarli a sua volta agli Stati membri a tassi d’interesse relativamente bassi. Poiché i rendimenti delle obbligazioni dell’UE si aggirano intorno al 3%, si prevede che i prestiti SAFE abbiano un tasso analogo. Ciò rappresenta un vantaggio significativo per i paesi con costi di finanziamento più elevati — come Romania (7%), Polonia (5.4%) e Repubblica Ceca (4.3%) — che potrebbero beneficiare dell’accesso a finanziamenti meno onerosi a livello dell’UE.
Tuttavia, per molti Stati membri il divario tra i costi di finanziamento dell’UE e quelli nazionali è relativamente ridotto. I paesi più ricchi con un solido rating creditizio (AAA) — come Germania (2.6%), Paesi Bassi (2.8%), Svezia (2.4%) e Danimarca (2.5%) — hanno pochi incentivi a ricorrere a SAFE, poiché i loro costi di finanziamento sono inferiori a quelli dell’UE. Le sorprese sono però possibili: a luglio, ad esempio, la Danimarca aveva dichiarato apertamente di non avere intenzione di ricorrere ai prestiti SAFE, preferendo finanziare autonomamente i propri investimenti nella difesa. A settembre, tuttavia, è diventata l’ultimo Stato membro dell’UE a manifestare interesse a ricevere prestiti SAFE. Secondo quanto riferito, la possibilità di sostenere l’Ucraina tramite SAFE ha spinto il paese verso questa decisione.

Al 1º settembre 2025, diciannove Stati membri dell’UE avevano manifestato interesse ad accendere prestiti per un valore complessivo di 150 miliardi di euro. Si tratta di Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Finlandia e Danimarca.
Benché alcuni Stati membri sembrino davvero impegnati a rafforzare la propria postura di difesa — la Polonia, per esempio, ha predisposto progetti <a href="https://x.com/KosiniakKamysz/status/1950207848782127525">del valore di circa €45 miliardi</a> — altri potrebbero usare SAFE in modo più simbolico, segnalando sostegno agli obiettivi di difesa dell’UE senza un impegno sostanziale. L’Italia, per esempio, ha manifestato interesse per <a href="https://decode39.com/11499/italy-taps-e14-billion-eu-safe-fund-and-finds-national-interest-alignment/">€14 miliardi</a>, mentre <a href="https://greekreporter.com/2025/07/28/greece-joins-eu-safe-mechanism-defense/">la Grecia richiede</a> €1.27 miliardi. Le richieste finali di finanziamento e i dettagliati <em>Piani europei di investimenti nell’industria della difesa</em> sono attesi a novembre, <strong>ma il modo in cui i paesi sceglieranno di spendere i fondi — congiuntamente o in modo indipendente — potrebbe contare più dell’importo che sarà speso.</strong>Benché alcuni Stati membri sembrino davvero impegnati a rafforzare la propria postura di difesa — la Polonia, per esempio, ha predisposto progetti <a href="https://x.com/KosiniakKamysz/status/1950207848782127525">del valore di circa €45 miliardi</a> — altri potrebbero usare SAFE in modo più simbolico, segnalando sostegno agli obiettivi di difesa dell’UE senza un impegno sostanziale. L’Italia, per esempio, ha manifestato interesse per <a href="https://decode39.com/11499/italy-taps-e14-billion-eu-safe-fund-and-finds-national-interest-alignment/">€14 miliardi</a>, mentre <a href="https://greekreporter.com/2025/07/28/greece-joins-eu-safe-mechanism-defense/">la Grecia richiede</a> €1.27 miliardi. Le richieste finali di finanziamento e i dettagliati <em>Piani europei di investimenti nell’industria della difesa</em> sono attesi a novembre, <strong>ma il modo in cui i paesi sceglieranno di spendere i fondi — congiuntamente o in modo indipendente — potrebbe contare più dell’importo che sarà speso.</strong>Benché alcuni Stati membri sembrino davvero impegnati a rafforzare la propria postura di difesa — la Polonia, per esempio, ha predisposto progetti <a href="https://x.com/KosiniakKamysz/status/1950207848782127525">del valore di circa €45 miliardi</a> — altri potrebbero usare SAFE in modo più simbolico, segnalando sostegno agli obiettivi di difesa dell’UE senza un impegno sostanziale. L’Italia, per esempio, ha manifestato interesse per <a href="https://decode39.com/11499/italy-taps-e14-billion-eu-safe-fund-and-finds-national-interest-alignment/">€14 miliardi</a>, mentre <a href="https://greekreporter.com/2025/07/28/greece-joins-eu-safe-mechanism-defense/">la Grecia richiede</a> €1.27 miliardi. 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L’Italia, per esempio, ha manifestato interesse per <a href="https://decode39.com/11499/italy-taps-e14-billion-eu-safe-fund-and-finds-national-interest-alignment/">€14 miliardi</a>, mentre <a href="https://greekreporter.com/2025/07/28/greece-joins-eu-safe-mechanism-defense/">la Grecia richiede</a> €1.27 miliardi. Le richieste finali di finanziamento e i dettagliati <em>Piani europei di investimenti nell’industria della difesa</em> sono attesi a novembre, <strong>ma il modo in cui i paesi sceglieranno di spendere i fondi — congiuntamente o in modo indipendente — potrebbe contare più dell’importo che sarà speso.</strong>
Il mercato della difesa dell’UE rimane fortemente frammentato, con appalti generalmente condotti a livello nazionale e spesso orientati a favorire le industrie interne. Ciò comporta la perdita di opportunità di sinergia e di economie di scala, un problema ulteriormente aggravato dall’eccessiva diversità delle piattaforme tra gli Stati membri e dall’assenza di norme armonizzate sulle esportazioni nell’UE.
Gli obiettivi di SAFE — appalti congiunti, minore frammentazione del mercato e migliore interoperabilità — possono essere raggiunti solo se i paesi agiscono con unità e volontà politica, anziché competere per i fondi. La sfiducia reciproca potrebbe facilmente far prevalere gli interessi nazionali sulle iniziative comuni, compromettendo lo scopo del programma.

In questo contesto, è improbabile che SAFE riesca a contrastare efficacemente il protezionismo nazionale, nonostante il suo intento collaborativo. In base alle norme vigenti, i prestiti SAFE richiedono domande presentate da almeno due Stati membri, ma durante il primo anno, fino a maggio 2026, anche i singoli Stati membri possono presentare domanda autonomamente. Inoltre, su richiesta di alcuni Stati membri, la Commissione ha autorizzato il finanziamento tramite SAFE di programmi di difesa già esistenti.
Queste condizioni potrebbero non offrire incentivi sufficienti per un’ampia cooperazione e gli Stati membri potrebbero invece utilizzare SAFE soprattutto per rafforzare le proprie industrie. La tendenza è già evidente nelle domande preliminari presentate a luglio 2025: secondo quanto riferito, gli Stati membri hanno avanzato proposte individuali che privilegiano le industrie nazionali. I funzionari polacchi, ad esempio, affermano che Varsavia probabilmente utilizzerà i fondi per finanziare l’acquisto di attrezzature prodotte nel paese — come droni e sistemi antidrone nell’ambito dell’iniziativa «Scudo orientale», munizioni di artiglieria, obici semoventi Krab, veicoli Rosomak e autocarri logistici Jelcz.
Se la maggior parte dei 19 paesi richiedenti presentasse proposte individuali, esaurirebbe quasi interamente SAFE, trasformando uno strumento destinato agli appalti congiunti in uno strumento di finanziamento individuale.
In questo modo, SAFE rischia di non riuscire a conseguire l’obiettivo di promuovere gli appalti congiunti e ridurre la frammentazione del mercato della difesa dell’UE. La Commissione, cui spetta la decisione finale sull’assegnazione dei fondi, potrebbe ancora attenuare questo rischio; restano però poco chiari sia i criteri adottati per tali decisioni sia lo specifico organismo responsabile all’interno della Commissione e le sue competenze.
Alla luce di quanto precede, SAFE non dovrebbe essere considerato una soluzione sostenibile a lungo termine per la sicurezza europea. Lo stesso regolamento che istituisce SAFE lo definisce uno strumento temporaneo e ad hoc, complementare alle iniziative esistenti dell’UE, come il Fondo europeo per la difesa (EDF). Non è la prima volta che l’UE ricorre all’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) per offrire assistenza finanziaria d’emergenza. Durante la pandemia di COVID-19, l’UE ha varato lo strumento SURE sulla stessa base giuridica per sostenere l’occupazione.
Tuttavia, il settore della difesa e della sicurezza è fondamentalmente diverso da ambiti come la disoccupazione: la spesa per la difesa non può essere trattata come una deviazione temporanea dalle norme fiscali. La natura di breve termine di SAFE costituisce quindi il suo limite principale. Per le imprese della difesa su entrambe le sponde dell’Atlantico, il principale ostacolo all’aumento della produzione non è la carenza di finanziamenti in sé, bensì l’assenza di prevedibili ordinativi pubblici a lungo termine. La difesa richiede investimenti costanti e di lungo periodo, non finanziamenti d’emergenza una tantum.
Per consolidare le basi poste da SAFE e affrontarne i limiti, l’UE dovrà adottare meccanismi di finanziamento più permanenti e centralizzati per garantire un’autonomia strategica duratura. Un esempio è la proposta di un meccanismo europeo di difesa (EDM), un organismo intergovernativo che centralizzerebbe gli appalti e le capacità europee nel settore della difesa, imponendo al contempo la cooperazione attraverso finanziamenti condivisi e norme vincolanti.
Una strategia coordinata dotata di un bilancio consistente (ad esempio, 500 miliardi di euro in cinque anni) potrebbe essere l’unico modo per affrontare la persistente frammentazione del mercato della difesa dell’UE. La proposta della Commissione di destinare 131 miliardi di euro alla difesa nel prossimo quadro finanziario pluriennale difficilmente risolverà il problema.
Allo stato attuale, affinché SAFE produca gli effetti auspicati, gli Stati membri dovrebbero assumere un ruolo proattivo. L’UE ha creato uno strumento finanziario solido e promettente, ma il suo successo dipende in ultima analisi dall’efficacia e dall’ambizione con cui gli Stati membri sceglieranno di attuarlo.
Disposizioni principali per la partecipazione dell’Ucraina in qualità di paese terzo
Si afferma spesso che l’Ucraina possa partecipare a SAFE su un piano di parità con gli Stati membri dell’UE e trarre grandi benefici dal processo. Tuttavia, ciò è vero solo in parte.
La novità del meccanismo SAFE risiede nel fatto che i produttori di armi e le aziende tecnologiche ucraine possono partecipare agli appalti congiunti in qualità di (sub)contraenti, insieme alle imprese con sede nell’UE, ricevendo finanziamenti dal prestito ottenuto da uno Stato membro dell’UE.
Il 65% dei componenti del prodotto finale dovrebbe provenire dagli Stati membri dell’UE, dai paesi SEE/EFTA e/o dall’Ucraina. In questo senso, l’Ucraina può essere effettivamente considerata parte dell’Europa. I paesi in via di adesione, i potenziali candidati e gli altri paesi candidati all’UE (definiti «altri paesi terzi» nel regolamento SAFE) possono anch’essi partecipare a SAFE come subcontraenti, ma a condizioni molto più rigorose. I loro contributi sono considerati provenienti da «fuori dell’Unione» e possono costituire al massimo il 35% del prodotto finale.
Anche il territorio ucraino può essere utilizzato a fini produttivi, poiché, secondo il regolamento SAFE,
«le infrastrutture, gli impianti, i beni e le risorse dei contraenti e dei subcontraenti coinvolti negli appalti congiunti e utilizzati ai fini di tali appalti devono essere situati nel territorio di uno Stato membro, di uno Stato SEE/EFTA o dell’Ucraina”.

Uno dei modi in cui l’Ucraina può beneficiare del meccanismo SAFE consiste nell’essere designata come destinataria di attrezzature fornite a titolo di aiuto militare. Il regolamento SAFE contiene una disposizione specifica che incoraggia gli Stati membri a includere, ove pertinente, una descrizione del previsto coinvolgimento dell’Ucraina nelle attività programmate all’interno dei rispettivi piani di investimento per l’industria europea della difesa. In una recente risoluzione, il Parlamento europeo ha inserito una disposizione che incoraggia gli Stati membri a destinare una parte significativa dei propri piani di investimento per l’industria europea della difesa all’assistenza all’Ucraina. Nell’ambito delle disposizioni SAFE appaiono praticabili diversi scenari:
Idealmente, oltre a promuovere gli appalti congiunti, lo strumento finanziario SAFE era destinato anche a incoraggiare gli Stati membri ad aumentare il sostegno militare all’Ucraina. L’idea di fondo è fornire sostegno finanziario agli Stati membri dell’UE affinché acquistino nuove attrezzature militari per sé, consentendo loro così di fornire all’Ucraina attrezzature provenienti dalle scorte esistenti. Ciò produrrebbe risultati tempestivi per l’Ucraina, garantendo al contempo agli Stati membri la ricostituzione delle scorte (un meccanismo analogo alla Presidential Drawdown Authority (PDA) statunitense). Tuttavia, molto dipenderà dalle decisioni politiche e dalle priorità nazionali di ciascuno Stato membro, oltre che dalla rapidità di attuazione di SAFE.
Analogamente allo schema precedente, l’Ucraina può essere designata come potenziale destinataria di attrezzature militari acquisite dagli Stati membri tramite lo strumento finanziario SAFE. Uno scenario simile ritarderebbe tuttavia il sostegno all’Ucraina, poiché le procedure di appalto e la creazione di nuove linee di produzione richiederebbero tempo (un meccanismo analogo all’Ukraine Security Assistance Initiative (USAI) statunitense).
Il problema principale riguarda gli incentivi per gli Stati membri a donare all’Ucraina le attrezzature appena prodotte, anziché ricostituire le proprie scorte. Come possibile soluzione, l’Ucraina può dialogare con gli Stati membri che in precedenza hanno fornito attrezzature essenziali di cui ha tuttora bisogno, incoraggiandoli a fornire ulteriori unità degli stessi sistemi, questa volta finanziate attraverso lo strumento SAFE.
In questo scenario, l’Ucraina beneficerà della produzione locale di attrezzature per la difesa in collaborazione con imprese dell’UE operanti sul territorio ucraino. Questo approccio è simile ad alcuni elementi del «modello danese», che consente ai paesi interessati di finanziare l’industria ucraina della difesa e donare all’Ucraina le attrezzature prodotte. Promosso dalla Danimarca, il «modello danese» è diventato il primo meccanismo a prevedere acquisti diretti dai produttori ucraini della difesa. Questo modello potrebbe fungere da riferimento per gli appalti finanziati da SAFE, coinvolgendo le aziende ucraine della difesa e della tecnologia e i loro impianti in Ucraina.
Nell’ambito di SAFE, tuttavia, la differenza fondamentale consiste nella partecipazione obbligatoria degli Stati membri dell’UE in qualità di beneficiari dei prestiti. Tecnicamente, uno Stato membro dell’UE può erogare i fondi a un’impresa europea, che produrrà insieme a un’impresa ucraina utilizzando gli impianti di quest’ultima sul territorio ucraino. In alternativa, uno Stato membro dell’UE beneficiario di un prestito potrebbe acquistare armi da un’impresa ucraina che agisca come unico contraente e donarle poi all’Ucraina. In tal caso, il divieto ucraino di esportazione non si applicherebbe.
Nel breve periodo, i finanziamenti SAFE abbinerebbero acquisti rapidi a soluzioni di comprovata efficacia in guerra per soddisfare le attuali esigenze dell’Ucraina. Poiché molte industrie ucraine si riforniscono di componenti nell’UE, gli investimenti andrebbero a vantaggio anche dell’industria europea, consentendo ai partner di scegliere contraenti ucraini affidabili e garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento.
Nel lungo periodo, designando l’Ucraina come (sub)contraente dello Stato membro dell’UE beneficiario del prestito SAFE, non solo l’esercito ucraino beneficerebbe di SAFE in quanto destinatario delle attrezzature, ma anche le industrie ucraine trarrebbero vantaggio dagli investimenti a lungo termine e dalle imprese comuni con partner europei.
L’industria ucraina della difesa è tra quelle che si sviluppano e si espandono più rapidamente al mondo. Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, l’Ucraina ha aumentato di trentacinque volte la propria capacità produttiva: da 1 miliardo di dollari nel 2022 a 35 miliardi nel 2025. Nel 2024, tuttavia, l’Ucraina è riuscita ad assicurarsi soltanto circa 10 miliardi di dollari di finanziamenti. Gli investimenti finanziati da SAFE potrebbero liberare ulteriormente il potenziale delle industrie ucraine ampliandone le linee di produzione, riducendo i tempi di consegna e portando su più ampia scala progetti innovativi già sperimentati in combattimento.

Inoltre, consentire alle imprese ucraine di partecipare a imprese comuni rappresenta un positivo cambiamento di mentalità, offrendo all’industria ucraina della difesa un accesso almeno parziale alla collaborazione con le imprese europee. Si tratta di un passo importante verso una più ampia integrazione dei produttori ucraini di armamenti nell’ecosistema europeo della difesa, contribuendo a promuovere la standardizzazione e l’interoperabilità e a migliorare l’efficienza in termini di costi. Alla fine del 2024 l’Ucraina aveva costituito cinque imprese comuni con produttori occidentali di armamenti, tra cui imprese tedesche e lituane. Inoltre, imprese europee come la tedesca Rheinmetall hanno iniziato a costruire stabilimenti produttivi in Ucraina, mentre la britannica BAE Systems collabora con aziende locali per la manutenzione e l’assistenza delle proprie attrezzature. Il produttore franco-tedesco KNDS prevede una cooperazione analoga e il Czechoslovak Group sta realizzando impianti per la produzione di munizioni nel paese. SAFE potrebbe imprimere un ulteriore importante impulso in questa direzione.
Restano interrogativi sulle reali opportunità di partecipazione dell’Ucraina. Sebbene SAFE dichiari di voler istituire un meccanismo aggiuntivo per rafforzare il sostegno al paese, le disposizioni principali e le condizioni di partecipazione indicano che i potenziali benefici per l’Ucraina potrebbero avere una portata limitata.
Una delle principali preoccupazioni è se gli Stati membri dell’UE siano effettivamente disposti a includere l’Ucraina nei propri piani di investimento per l’industria europea della difesa. Poiché l’Ucraina può partecipare soltanto come uno dei (sub)contraenti, gli Stati membri potrebbero tendere a concentrarsi sul rafforzamento delle capacità dei propri produttori nazionali della difesa. Inoltre, i problemi di fiducia e l’assenza di priorità comuni potrebbero impedire ai paesi interessati di pianificare progetti congiunti con l’Ucraina, poiché ciò potrebbe richiedere più tempo e ulteriori procedure di dovuta diligenza.
A sua volta, anche la Commissione dispone di strumenti molto limitati per influenzare le decisioni degli Stati membri. Al contempo, l’Ucraina rischia di perdere l’opportunità di trarre benefici concreti da questo strumento finanziario a causa dei tempi ristretti per la presentazione dei piani di investimento per l’industria europea della difesa degli Stati membri.
Anche l’Ucraina deve affrontare alcune sfide. Sebbene il regolamento SAFE consenta di utilizzare il suo territorio per la coproduzione, ciò è in contrasto con il divieto di esportazione introdotto dall’Ucraina dopo l’invasione del 2022. Secondo la legislazione ucraina, in particolare la legge «Sul controllo statale dei trasferimenti internazionali di beni militari e a duplice uso», l’esportazione di materiale per la difesa è generalmente vietata e può avvenire solo previa debita autorizzazione delle autorità statali designate.
Pertanto, tecnicamente, qualsiasi attrezzatura prodotta in Ucraina con finanziamenti SAFE dovrebbe essere destinata all’uso finale all’interno del paese, a meno che il governo non revochi il divieto di esportazione.
Ciò non vale, tuttavia, per le imprese ucraine registrate negli Stati membri dell’UE e dotate di impianti produttivi al loro interno.
Inoltre, gli ostacoli giuridici legati al controllo da parte di paesi terzi e alle restrizioni sulla proprietà intellettuale in Ucraina possono creare ulteriori impedimenti alla partecipazione dell’Ucraina agli appalti congiunti. Parallelamente, la crescente rete ucraina di acceleratori R&D, poli dell’innovazione e associazioni non dispone di meccanismi sufficientemente solidi per la tutela della proprietà intellettuale (IP). Protocolli robusti di tutela dell’IP accrescerebbero la fiducia degli investitori, consentirebbero il trasferimento sicuro delle tecnologie e agevolerebbero la partecipazione ucraina alle iniziative europee e globali nel settore della difesa.
Questo quadro indica che non vi è alcuna garanzia che l’Ucraina venga sistematicamente inclusa negli investimenti previsti. In assenza di forti incentivi o strumenti di coordinamento che diano priorità al coinvolgimento dell’Ucraina, esiste il rischio che gli Stati membri perseguano programmi di natura esclusivamente nazionale, relegando in secondo piano la collaborazione con gli operatori dell’industria ucraina della difesa.
Tra maggio e giugno 2025, il Ministero della Difesa ucraino ha delineato le priorità dell’Ucraina per i finanziamenti SAFE e ciò che il paese può offrire all’UE. L’Ucraina è particolarmente interessata agli appalti congiunti e alla produzione congiunta delle seguenti categorie di attrezzature:


L’Ucraina è particolarmente interessata agli appalti congiunti con i paesi nordici e la Germania, che dispongono sia delle capacità sia dell’interesse a sostenerla. Tuttavia, i prestiti SAFE offrono a questi paesi tassi d’interesse poco convenienti. Nonostante ciò, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Svezia e Germania — tutti dotati di economie solide — hanno recentemente promesso 1,5 miliardi di dollari per acquistare armi prodotte negli Stati Uniti destinate all’Ucraina attraverso l’iniziativa NATO Prioritised Ukraine Requirements List (PURL). L’Ucraina ha inoltre manifestato interesse a collaborare con i principali fornitori europei di sistemi e munizioni per la difesa aerea, come Francia e Italia.
Secondo quanto riferito, paesi quali <strong>Portogallo, Spagna, Francia, Bulgaria e Slovacchia</strong> potrebbero essere interessati a coinvolgere l'Ucraina nei propri Piani europei di investimenti nell'industria della difesa. Tra gli Stati membri interessati ad accedere ai prestiti SAFE, vi è forte entusiasmo per la collaborazione con l'Ucraina nello sviluppo, nell'impiego e nella condivisione di tecnologia degli UAV. <a href="https://www.ukrinform.ua/amp/rubric-polytics/4022494-horvatia-nadast-pidtrimku-ukraini-cerez-oboronnij-mehanizm-safe-zelenskij.html">La Croazia </a>e <a href="https://reinform.com.ua/69204/ukrayina-ta-latviya-posylyuyut-spivpraczyu-v-oboronnij-ta-innovaczijnij-sferah/">la Lettonia </a>hanno già discusso con il presidente Zelenskyy e l'ex primo ministro Shmyhal dell'assegnazione di finanziamenti SAFE alle esigenze dell'Ucraina.Secondo quanto riferito, paesi quali <strong>Portogallo, Spagna, Francia, Bulgaria e Slovacchia</strong> potrebbero essere interessati a coinvolgere l'Ucraina nei propri Piani europei di investimenti nell'industria della difesa. 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I seguenti casi di studio illustrano possibili scenari in cui i prestiti SAFE potrebbero essere utilizzati per sostenere la produzione congiunta UE-Ucraina nel settore della difesa.
Il persistente fabbisogno di munizioni dell’Ucraina può illustrare il possibile funzionamento pratico del modello di appalto SAFE.
Secondo il Libro bianco dell’UE, l’Unione si è impegnata a fornire ogni anno almeno due milioni di munizioni d’artiglieria di grosso calibro. La Repubblica Ceca, che ha manifestato interesse ad accendere prestiti SAFE, è stata uno dei principali fornitori di proiettili d’artiglieria da 155 mm all’Ucraina. Nell’ottobre 2024 il Czechoslovak Group (CSG) ha annunciato la conclusione di un accordo con un’impresa ucraina del settore degli armamenti per produrre localmente munizioni d’artiglieria in Ucraina. Secondo il comunicato stampa del CSG, il CSG e Ukrainska Bronetechnika produrranno 100.000 proiettili d’artiglieria nel 2025, portando la produzione annua a oltre 300.000 unità dal 2026. La produzione sia nella Repubblica Ceca sia in Ucraina mira ad aumentare le forniture per l’esercito ucraino e a ridurre i costi.
Poiché anche i progetti già in corso possono ricevere finanziamenti nell’ambito del meccanismo SAFE, il CSG e Ukrainska Bronetechnika potrebbero richiedere finanziamenti SAFE per ampliare le proprie capacità produttive in Ucraina, ridurre ulteriormente i costi e fornire al paese attrezzature di vitale importanza. In questo caso, Ukrainska Bronetechnika potrebbe operare come subcontraente, utilizzando i propri impianti in Ucraina per la produzione locale e le successive forniture alle Forze armate ucraine.
2. Estonia e Ucraina: potenziale finanziamento SAFE dell’alleanza europeo-ucraina USHORAD
Nel maggio 2025, Ucraina ed Estonia hanno costituito la Air Defence Tech Alliance for Ukraine, con l’obiettivo di
“colmare le carenze critiche di capacità nella difesa aerea a cortissimo raggio (USHORAD) e creare un partenariato industriale europeo-ucraino nel settore della difesa, capace di innovare rapidamente e di produrre su vasta scala».
Nell’ambito di questo quadro di cooperazione, DefSecIntel Solutions (Estonia), i partner dell’industria ucraina della difesa (Gauss Glide, Drone space labs, LLC Proinvest, Vk Systems, EW Spectrum) e Weibel Scientific (Danimarca) hanno concordato di integrare la tecnologia radar di Weibel con i sistemi di difesa aerea a cortissimo raggio (USHORAD) di DefSecIntel e gli effettori d’intercettazione ucraini in piattaforme di difesa completamente automatizzate, scalabili sul piano produttivo. L’iniziativa costituisce un passo verso lo sviluppo di soluzioni congiunte per soddisfare l’attuale necessità ucraina di sistemi antidrone e sostenere iniziative europee più ampie, come il Baltic Drone Wall.
Alla luce dei criteri di ammissibilità, questo progetto soddisfa un requisito fondamentale del meccanismo SAFE. Rappresenta un potenziale modello di punta per la cooperazione transfrontaliera UE-Ucraina nel settore della difesa con rilevanza diretta sul campo di battaglia e benefici industriali estendibili su più ampia scala per le esigenze di sicurezza dell’Europa. Pertanto, costituisce un valido candidato per un finanziamento nell’ambito di SAFE.
Per gli Stati membri dell’UE:
Per l’Ucraina:

Questo testo è stato tradotto automaticamente dall’originale inglese, che resta disponibile selezionando l’inglese come lingua del sito.