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Il 19 novembre 2024, la guerra della Russia contro l’Ucraina ha raggiunto il millesimo giorno dell’invasione su vasta scala. Questa guerra ha visto azioni militari di portata senza precedenti, con grandi raggruppamenti di forze, il lancio di decine di migliaia di proiettili e l’uso mensile di droni e missili. Per la sua natura trasformativa, la guerra è diventata un punto di svolta per l’architettura di sicurezza europea e per l’attuale ordine internazionale. La Russia ha faticato a conseguire i suoi obiettivi militari strategici, ma le sue ambizioni non sembrano diminuire né moderarsi, nemmeno di fronte alle gravi perdite subite nella sua guerra di aggressione.
Le perdite russe in combattimento, secondo lo Stato maggiore delle Forze armate ucraine, ammontano a oltre 740.000 militari uccisi, feriti o dispersi. Ciò non è tuttavia bastato a convincere il Cremlino a porre fine alla guerra e ad avviare negoziati di pace. Al contrario, la Russia continua a perseguire l’obiettivo di soggiogare l’Ucraina e, al tempo stesso, minaccia l’Occidente per qualsiasi sostegno sostanziale a Kyiv.
I ritardi nel sostegno militare occidentale all’Ucraina, sia in termini quantitativi sia per quanto riguarda il tipo di aiuti, sono costati caro al Paese. L’Ucraina sta perdendo i suoi soldati più esperti e alcune brigate non dispongono di personale sufficiente per continuare a combattere. Sul piano interno, persiste la difficoltà di attuare una mobilitazione efficace, e l’imprevedibilità del sostegno occidentale può essere considerata uno dei fattori che vi contribuiscono.
L’attuale approccio dell’Occidente consente a malapena all’Ucraina di arrestare la perdita di territorio, per non parlare di creare le condizioni per una controffensiva su larga scala. L’approccio cauto degli Stati Uniti e dell’Occidente nel sostenere l’Ucraina sembra incoraggiare la cosiddetta «alleanza dei regimi autoritari» — abbreviata in CRINK — Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, come dimostrano l’approfondimento della loro cooperazione e il rafforzamento dei partenariati.

In questa fase, nonostante le sanzioni coordinate, la Russia continua a rafforzare il proprio complesso militare-industriale e l’economia di guerra, anche grazie al sostegno dei regimi autoritari. L’Iran continua a fornire alla Russia droni Shahed e missili. Al tempo stesso, la Corea del Nord non solo invia munizioni e missili, ma ha anche impegnato truppe per combattere contro l’Ucraina nella regione russa di Kursk. Il tentativo dell’Occidente collettivo di circoscrivere il conflitto e gestire l’escalation è fallito, e la sua deterrenza complessiva appare debole. Un’ulteriore frammentazione del sostegno occidentale all’Ucraina rischia di far sì che la Russia e i suoi alleati approfondiscano la loro cooperazione, nota anche come solidarietà autoritaria, e compromettano la posizione dell’Occidente nel sistema internazionale.
Da tempo gli studiosi delle relazioni internazionali analizzano come la durata di una guerra ostacoli una rapida risoluzione del conflitto e aumenti la probabilità di un intervento da parte di attori terzi. Quando le potenze regionali e le grandi potenze ritengono che i loro interessi vitali siano minacciati dal conflitto prolungato o lo vedono come un’opportunità per accrescere il proprio potere e la propria influenza, possono scegliere di intervenire.
Nonostante gli sforzi occidentali per circoscrivere la guerra, la Corea del Nord si è comunque unita de facto allo sforzo bellico russo. Se la Russia non otterrà rapidamente successi rilevanti, anche altre potenze potrebbero valutare di aumentare il sostegno alla guerra del Cremlino o di entrare direttamente nel conflitto, considerandolo un’«opportunità irripetibile» per indebolire l’Occidente e potenzialmente ottenere tecnologia militare o altri tipi di sostegno dalla Russia, come è avvenuto per l’Iran e la Corea del Nord.
Nel corso della guerra, la Russia ha messo alla prova la reazione, la determinazione e la deterrenza occidentali (compresa quella nucleare), mentre altre potenze hanno seguito attentamente gli sviluppi sul continente europeo, traendo gli insegnamenti necessari e potenziando le proprie forze armate. La risposta occidentale all’invasione all’inizio della guerra sembrava più coerente e unita di quanto non lo sia oggi. In particolare, l’amministrazione Joe Biden negli Stati Uniti, insieme agli alleati europei, ha espresso pieno sostegno all’Ucraina «per tutto il tempo necessario». Nella pratica, però, l’approccio è stato più cauto, evitando la rapida fornitura di varie capacità in grado di cambiare le sorti del conflitto, soprattutto per timori di escalation e che la guerra sfuggisse al controllo diventando un conflitto regionale che coinvolgesse NATO, Russia e potenzialmente altri. Tale cautela si è manifestata nel ritardo nel trasferimento di carri armati, caccia e missili da crociera, nonché nella riluttanza a colpire obiettivi militari all’interno della Russia — azioni necessarie per ribaltare la situazione a favore dell’Ucraina.

Se non riuscisse a garantire un sostegno a lungo termine all’Ucraina e ad adottare le misure necessarie per rafforzarla in vista di potenziali negoziati, la reputazione dell’Occidente presso le altre potenze globali ne risentirebbe, con conseguenze gravissime soprattutto per gli Stati Uniti e il prossimo presidente. Ciò è rilevante anche nel contesto della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina: in caso di fallimento dell’Ucraina, l’intera capacità di deterrenza degli Stati Uniti e la loro credibilità sarebbero messe in discussione da Pechino e da altre potenze revisioniste. L’argomento principale sarebbe che, se gli Stati Uniti non fossero disposti a proteggere i propri interessi più direttamente minacciati e la stabilità nella regione in cui l’influenza americana è dominante, come potrebbero esercitare la deterrenza o, in caso di conflitto, reagire nella regione Asia-Pacifico o altrove?
Le ambizioni della Russia nella guerra contro l’Ucraina non sembrano diminuire alla luce delle gravi perdite, come sarebbe avvenuto per qualsiasi altro Stato democratico di fronte a tali perdite. Ora, invece, tali ambizioni sembrano persino maggiori, tra l’ascesa dei partiti di destra in Europa, il graduale calo del sostegno dei partner europei dell’Ucraina e, soprattutto, la rielezione di Donald Trump negli Stati Uniti come prossimo presidente, associata alla possibilità di limitare il sostegno militare all’Ucraina o interromperlo completamente e favorire la posizione della Russia.
Il ritorno di Trump nello Studio Ovale presenta al contempo sfide e opportunità. Tuttavia, in base alle sue precedenti decisioni di politica estera — la critica al multilateralismo, l’indebolimento delle relazioni transatlantiche e della NATO e una maggiore attenzione agli affari interni degli Stati Uniti — garantire un suo sostegno prolungato all’Ucraina rappresenta una sfida cruciale per l’Ucraina e i suoi alleati europei. Inoltre, gli analisti temono che le sue politiche possano incoraggiare Russia, Cina e altre potenze revisioniste a unirsi e a continuare a destabilizzare l’ordine internazionale guidato dall’Occidente, soprattutto se gli Stati Uniti non sono disposti a difenderlo e si concentrano invece sulle questioni interne.
Sebbene gli Stati Uniti continueranno probabilmente a monitorare la minaccia cinese tra le proprie priorità di sicurezza e strategiche, trascurare la minaccia russa e rifiutare di affrontarla potrebbe avere conseguenze ancora più pericolose. Se la Russia avesse successo in Ucraina, gli Stati Uniti sarebbero costretti a destinare molte più risorse all’Europa, compreso il dispiegamento di più truppe, la modernizzazione della logistica per sostenere rapidi movimenti militari (che secondo quanto riportato versa in cattive condizioni) e il sostegno diretto allo sviluppo del complesso militare-industriale europeo.

Ciononostante, la futura politica di Donald Trump verso la guerra russo-ucraina resta incerta. Le comunicazioni del team di Trump suggeriscono diverse opzioni, che potrebbero consistere nel limitare il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina o nel vincolarlo a determinate condizioni per spingere Kyiv a negoziare. La nomina di Keith Kellogg quale inviato speciale degli Stati Uniti per l’Ucraina e la Russia offre uno scorcio della futura politica della nuova amministrazione in merito a una soluzione diplomatica del conflitto, ma i termini e le condizioni di un potenziale accordo di pace restano vaghi.
D’altra parte, alcuni osservatori suggeriscono che Trump potrebbe adottare una «strategia di pace attraverso la forza»: gli Stati Uniti potrebbero cioè fornire un sostegno ancora più solido all’Ucraina se ritenessero che la Russia non sia disposta a impegnarsi seriamente e in buona fede nella diplomazia e nei negoziati. Gli sviluppi attuali, tuttavia, non offrono alcun presupposto per negoziati proficui, sullo sfondo delle prepotenti richieste della Russia all’Ucraina e all’Occidente. Dopotutto, la posizione della nuova amministrazione sarà decisiva per l’esito finale della guerra e avrà ampie implicazioni per il futuro dell’ordine internazionale, la posizione dell’Occidente al suo interno e l’equilibrio globale del potere.
La posizione del Sud globale sulla guerra russo-ucraina resta in gran parte invariata, con orientamenti che variano leggermente a seconda del contesto interno specifico e delle strategie di politica estera di ciascun Paese, in particolare rispetto all’Occidente. Paesi quali India, Brasile, Sudafrica e altre piccole e medie potenze non hanno condannato direttamente la Russia per l’aggressione contro l’Ucraina, pur ribadendo il loro impegno generale per la sovranità e l’integrità territoriale, anche durante alcune votazioni dell’Assemblea generale dell’ONU.
Ciò non indica tuttavia che questi Paesi stiano recidendo i legami con la Russia o unendosi agli Stati Uniti e ai Paesi europei nel fare pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra. Al contrario, il Sud globale mira a mantenere relazioni pragmatiche sia con la Russia sia con l’Occidente, diversificando i legami esterni e conservando una posizione indipendente e autonoma nel sistema internazionale.

Il Sud globale sta sfruttando le debolezze della Russia tramite accordi vantaggiosi nel contesto delle sanzioni occidentali, contribuendo de facto alla capacità di Mosca di continuare la guerra (ossia acquistando petrolio e gas a basso costo, i cui ricavi costituiscono una componente fondamentale dell’economia di guerra russa). Nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina, la Cina e altre potenze del Sud globale potrebbero considerare il Cremlino una pedina per accelerare il collasso dell’ordine internazionale guidato dall’Occidente.
Ciò che unisce molti di questi Paesi è la diffidenza verso l’Occidente, derivante dalle loro esperienze storiche e dalla convinzione che l’Occidente sia ipocrita. Questa diffidenza, unita ai problemi globali in corso, intensifica la competizione mondiale. Problemi fondamentali di governance globale, quali la riforma dell’ONU, l’accesso equo alla tecnologia, all’IA e alla finanza e la lotta al cambiamento climatico, insieme alla mancanza di un impegno più attivo da parte dell’Occidente, potrebbero spingere il Sud globale ad allinearsi ulteriormente con altre grandi potenze, soprattutto la Cina, per creare strutture alternative che riflettano meglio i propri interessi.
La guerra della Russia contro l’Ucraina ha riacceso il dibattito sulla capacità dell’Occidente di mantenere l’attuale ordine internazionale e sulla possibilità di un riassetto nel quale i Paesi del Sud globale potrebbero svolgere un ruolo più importante. Ciò potrebbe comportare una maggiore influenza dei BRICS, dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) e della Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (AIIB), con la Cina in posizione dominante.
Alcuni sostengono che la futura configurazione dell’ordine internazionale sarà decisa in Ucraina. Nel contesto attuale, la mancanza di una strategia occidentale per contrastare efficacemente la Russia e della determinazione necessaria per sostenere inequivocabilmente l’Ucraina potrebbe segnalare un indebolimento complessivo dell’Occidente. Ciò potrebbe indicare che gli Stati Uniti e l’Europa non sono disposti a difendere i valori fondamentali che hanno sorretto l’ordine internazionale da loro creato dopo la Seconda guerra mondiale. Altri sostengono che, date le posizioni divergenti delle varie potenze sulla guerra russo-ucraina, il mondo stia già assistendo a una transizione verso un ordine internazionale post-occidentale, o multipolare, che va oltre il confronto bipolare fra Stati Uniti e Cina.
Per mantenere la propria posizione attuale nell’ordine internazionale, l’Occidente deve riformulare la sua strategia sulla Russia e sull’Ucraina, tenendo presente che l’esito della guerra russo-ucraina avrà un impatto significativo sull’equilibrio globale di potere. È inoltre fondamentale continuare a coinvolgere il Sud globale e contrastare l’influenza russa e cinese sulle sue posizioni. Ciò potrebbe essere importante anche per il ruolo del Sud globale quale potenziale mediatore nei negoziati sulla guerra.
Tuttavia, per conquistare il favore del Sud globale, l’Occidente non dovrebbe concentrarsi soltanto sulle riforme della governance globale, ma dovrebbe anche dimostrare maggiore forza di volontà, resilienza e determinazione, così da convincere le nazioni di tutto il mondo che intende davvero rispettare le regole internazionali ed è pronto a difendere i propri principi.
Nella fase attuale, mentre la Russia continua a imporre le proprie richieste all’Ucraina (quali la non adesione alla NATO, uno status neutrale, limitazioni alle dimensioni delle forze armate ucraine e la cessione dei territori ucraini riconosciuti a livello internazionale), la mancanza di una risposta occidentale decisa dimostra il declino del potere dell’Occidente.
Lasciare l’Ucraina senza garanzie di sicurezza credibili e raggiungere un accordo di pace basato su questo scenario non riuscirebbe a stabilizzare l’Europa, nonostante i diffusi appelli diplomatici e l’emergere di diversi piani di pace, in particolare dal Sud globale. Ciò potrebbe segnare una rapida transizione verso un ordine internazionale multipolare, nel quale la posizione dell’Occidente non sarebbe favorevole quanto quella attuale.
Alla luce dei crescenti appelli a una soluzione diplomatica della guerra russo-ucraina, gli Stati Uniti e l’Occidente affrontano un problema cruciale. Da un lato, una soluzione diplomatica potrebbe essere considerata un’opzione favorevole per conseguire la pace. Dall’altro, gli sviluppi in corso sul campo di battaglia non suggeriscono che l’Ucraina sia in condizione di negoziare da una posizione di forza o almeno da pari. Se l’Ucraina rifiutasse di accettare le condizioni della Russia, cosa molto probabile date le richieste irrealistiche di Mosca, Putin potrebbe scegliere di continuare la guerra di logoramento, mirando a conquistare altro territorio, dividere ulteriormente l’Occidente e creare maggiori tensioni nella società ucraina.
Questi sviluppi rendono urgente rivedere la strategia occidentale verso la Russia e l’Ucraina, adottando un approccio più proattivo e completo ed eliminando le linee rosse artificiali che limitano decisioni cruciali riguardo alla fornitura di sostegno militare. Il timore dell’escalation non ha influito sugli obiettivi della Russia in Ucraina, né ha impedito l’intervento di terze parti nel conflitto, come dimostra il coinvolgimento della Corea del Nord.
Questa strategia aggiornata è ancora più vitale alla luce del mutamento dell’ordine internazionale e dell’ascesa di varie potenze nel Sud globale. Le loro posizioni divergenti e i bassi livelli di fiducia nell’Occidente indicano un’ulteriore polarizzazione globale. Il fallimento dell’Occidente in Ucraina potrebbe conferire a queste potenze una voce ancora più forte negli affari internazionali, in particolare alla Cina e a quanti ritengono che l’ordine attuale sia stato creato dall’Occidente unicamente per servire i propri scopi e interessi. La guerra della Russia contro l’Ucraina offre al Sud globale e alla Cina, percepita come sua «portavoce», un’opportunità storica per promuovere un ordine internazionale multipolare, nel quale l’Occidente occupi una posizione più debole e le guerre di conquista possano essere normalizzate e premiate, con conseguenze significative per l’intero sistema dell’ONU, il diritto internazionale e, più in generale, la stabilità dell’ordine internazionale e della governance globale.
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