
Daryna Sydorenko, direttrice della ricerca presso il Transatlantic Dialogue Center, è apparsa su New Eastern Europe nell’articolo «Dai social media alla politica: il dibattito sull’Ucraina in Polonia».
Nell’articolo, Daryna ha spiegato come il dibattito pubblico sugli ucraini in Polonia sia diventato sempre più politicizzato. Basandosi sul suo più ampio lavoro di monitoraggio dei discorsi d’odio antiucraini, della disinformazione e degli episodi di violenza in Polonia, ha illustrato come il contesto della presenza degli ucraini nel Paese sia cambiato notevolmente negli ultimi anni.
Daryna ha rilevato un evidente aumento dei commenti negativi sugli ucraini su Facebook, TikTok, Telegram e persino LinkedIn. Queste narrazioni circolano spesso tra account anonimi sui social media, canali Telegram, esponenti politici e mezzi di informazione tradizionali, plasmando gradualmente la percezione dell’opinione pubblica.
Una delle principali tendenze da lei evidenziate riguarda il modo in cui vicende apparentemente isolate sugli ucraini vengono presentate per rafforzare narrazioni ostili più ampie. Per esempio, la copertura mediatica può dare un rilievo sproporzionato alla nazionalità ucraina di un sospettato o usare titoli sensazionalistici che associano gli ucraini alla criminalità, all’ingratitudine o a minacce per la società polacca.
Daryna ha inoltre richiamato l’attenzione sul ruolo dei canali Telegram in lingua polacca nell’amplificare questi messaggi. Sebbene Telegram non sia la piattaforma dominante in Polonia, funge da spazio non regolamentato in cui idee marginali possono avvicinarsi al dibattito mainstream. Una delle narrazioni più diffuse presenta gli ucraini come criminali e come un pericolo per la Polonia.
Anche i temi storici vengono strumentalizzati. Le narrazioni relative alla Volinia, all’UPA e ai «banderisti» vengono sempre più spesso combinate con vicende contemporanee riguardanti gli ucraini in Polonia, creando associazioni emotive tra le violenze del passato e l’odierna comunità ucraina.
Daryna ha sottolineato che, in questo contesto, i giornalisti hanno una responsabilità particolare. Sebbene le notizie importanti debbano essere trattate, i mezzi di informazione devono essere consapevoli di come titoli, impostazione narrativa ed enfasi selettiva possano involontariamente rafforzare le narrazioni d’odio.
«È molto importante che i giornalisti monitorino non solo lo spazio della propaganda russa, ma si assicurino anche di non diventare essi stessi amplificatori di questi pensieri, stati d’animo e schemi interpretativi», ha dichiarato Daryna Sydorenko a New Eastern Europe.
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Questo testo è stato tradotto automaticamente dall’originale inglese, che resta disponibile selezionando l’inglese come lingua del sito.