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Nell’era della post-verità, della sovrabbondanza di informazioni e dei vari metodi manipolativi di utilizzo dei dati, l’igiene informativa resta una priorità assoluta tanto per il consumo interno quanto per quello esterno. Questo articolo esaminerà:
Va affermato fin dall’inizio che, a differenza della parte ucraina, che senza alcun ostacolo ha concesso agli esperti internazionali l’accesso per ispezionare i luoghi di detenzione dei prigionieri di guerra russi, la Russia continua a respingere ogni richiesta relativa all’ammissione di rappresentanti indipendenti nei luoghi di detenzione dei prigionieri di guerra ucraini. Ciò conferma la fondatezza di serie riserve nei confronti della Russia circa la conformità delle loro condizioni agli standard internazionali e la mancanza di disponibilità del Cremlino ad aderire ai principi di trasparenza, apertura e responsabilità.

Secondo i dati raccolti dall’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), la parte russa continua a violare sistematicamente il diritto internazionale umanitario, dal momento della cattura dei militari ucraini fino al processo del loro rimpatrio. L’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani ha documentato gravi violazioni da parte delle forze armate russe durante la cattura di militari ucraini; in particolare, il rapporto dell’OHCHR menziona ripetutamente l’uccisione deliberata di potenziali prigionieri di guerra da parte di rappresentanti della compagnia militare privata russa Wagner, che ha stretti legami con il presidente Putin ed è nota anche come suo esercito privato. Secondo le testimonianze fornite all’OHCHR, i combattenti Wagner, vestiti con uniformi delle Forze armate ucraine, hanno usato due prigionieri di guerra ucraini per tendere un’imboscata alle posizioni ucraine nella direzione di Bakhmut, in evidente contrasto con le norme del diritto internazionale umanitario, in particolare con gli articoli 12-16 sulla responsabilità dello Stato che detiene i prigionieri di guerra e si assume l’obbligo di trattarli conformemente al loro status; con l’articolo 23 sulla garanzia della sicurezza dei prigionieri di guerra, poiché, secondo le testimonianze, due prigionieri di guerra ucraini sono stati uccisi insieme ai combattenti Wagner; e infine con gli articoli 49-57 della III Convenzione di Ginevra (GCIII), che definiscono chiaramente i limiti del coinvolgimento volontario dei prigionieri di guerra nel tipo di attività pertinente, ma non nel servizio militare effettivo o nella partecipazione a operazioni sotto falsa bandiera.
Un altro caso riguarda l’uccisione deliberata da parte dei combattenti Wagner di uno dei prigionieri di guerra ucraini durante un interrogatorio, quando egli ha ammesso di essersi unito alle Forze armate dell’Ucraina dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala. Tali misure sanguinose adottate dai russi violano palesemente gli articoli 3, 17 e 87 della III Convenzione di Ginevra.
Violando apertamente gli articoli 12-15 della GCIII relativi alla responsabilità del trattamento umano dei prigionieri di guerra ucraini, i russi hanno costretto due ucraini feriti a strisciare per circa mezzo chilometro con le gambe rotte, senza fornire loro cure mediche adeguate (violazione degli articoli 29-32 della GCIII) e senza predisporre un trasporto appropriato al campo (violazione degli articoli 19-22 della GCIII). Inoltre, i militari russi hanno filmato le sofferenze dei prigionieri di guerra ucraini feriti per diffondere post degradanti sui social network, il che indica una violazione degli articoli 3, 13 e 20 della summenzionata GCIII.
In un’intervista esclusiva condotta durante la preparazione di questo materiale, Dmytro Lubinets, Commissario del Parlamento ucraino per i diritti umani dal luglio 2022, segnala anch’egli violazioni estreme da parte russa: «Tutte le prove sono esaminate e raccolte dalla polizia, dal SSU [Servizio di sicurezza dell’Ucraina], e da altre strutture statali responsabili. Ho visto con i miei occhi camere di tortura negli insediamenti ucraini liberati delle regioni di Kherson e Kharkiv. So in prima persona cosa è accaduto lì, cosa hanno fatto i militari russi al popolo ucraino. Per esempio, nella regione di Kherson, c’era una cella in cui venivano detenuti adolescenti; dormivano sul pavimento freddo, sdraiati sul cartone. Uomini e donne venivano tenuti in un’unica cella comune 24 ore al giorno. In quelle camere di tortura veniva effettuata anche videosorveglianza.»
Tali condizioni di detenzione dei prigionieri di guerra indicano una violazione degli articoli 25-28 della GCIII, in particolare delle disposizioni sulla necessità di fornire locali separati per uomini e donne e di garantire bisogni fondamentali quali alloggio, cibo e rispetto dei pertinenti standard sanitari.
«Gli ucraini che sono riusciti a tornare dalla cattività russa parlano di cattive condizioni. Tornano tutti molto magri. Ciò indica che erano malnutriti. In cattività non ricevevano cibo normale né cure mediche adeguate, come richiesto dalle Convenzioni di Ginevra. La nostra gente viene trattata diversamente rispetto a come noi trattiamo i prigionieri di guerra russi. Molti ucraini tornati dalla cattività non hanno nemmeno visto rappresentanti del Comitato internazionale della Croce Rossa nei luoghi di detenzione», afferma Dmytro Lubinets.
Tenendo presente ciò, merita particolare attenzione il ritorno dalla cattività russa dei difensori di Azovstal. Il sergente maggiore della 36ª brigata di fanteria di marina, Mykhaylo Dianov, è stato gravemente ferito mentre resisteva alle forze russe presso l’impianto metallurgico: il suo braccio era completamente frantumato e presentava ferite da proiettile a entrambe le gambe. Le borse sotto gli occhi indicano un lungo periodo di disidratazione, il ventre gonfio una fame prolungata. Mykhaylo ha perso circa un terzo del suo peso corporeo. La parte russa non solo non ha fornito alcuna assistenza medica a Mykhaylo, ma i russi hanno anche aggravato le sue sofferenze. Durante la difesa dell’impianto metallurgico, i medici ucraini avevano applicato l’apparato di Ilizarov alla mano ferita di Mykhaylo, ma in cattività russa l’apparato è stato rimosso con strumenti sporchi senza alcuna anestesia e non è stata fornita ulteriore assistenza medica per la sua condizione.

«È impressionante e al tempo stesso esasperante che vi siano militari feriti in cattività che necessitano di operazioni e cure mediche urgenti. Dopotutto, l’aiuto necessario non viene fornito. I soldati che si è riusciti a riportare indietro hanno ferite essudanti. Avete visto come è tornato il difensore di Mariupol Mykhaylo Dianov. Al suo braccio ferito mancano 4 cm di osso. È difficile immaginare il dolore che ha sopportato», osserva il Difensore civico ucraino.

L’OHCHR ha inoltre registrato un caso mortale di un prigioniero di guerra ucraino deceduto a causa della mancanza di cure mediche che avrebbero dovuto essere fornite conformemente alle disposizioni della GCIII. Per la stessa ragione, nell’aprile diversi altri feriti gravi sono morti sulla strada verso il campo di transito di Sartana (oblast di Donec’k). Anche le condizioni di trasporto dei militari ucraini destano profonda preoccupazione, dato che venivano trasportati in camion e autobus sovraffollati non destinati a ospitare persone, con totale negazione dell’accesso ai servizi igienici e all’acqua. I volti dei prigionieri venivano legati con nastro adesivo, lasciando molte ferite aperte che sanguinavano per giorni. I luoghi di detenzione si trovano sia sul territorio della Russia sia nel territorio ucraino occupato dalla Russia. I luoghi stessi non sono attrezzati per detenere prigionieri di guerra, non dispongono di strutture esterne adeguate per loro e necessitano urgentemente dei servizi essenziali.
Mykhaylo Vershynin (a sinistra), capo della polizia di pattuglia della città di Mariupol, e l’agente di polizia Sviatoslav Yermolaiev (a destra) sono tornati dalla cattività con una significativa perdita di peso, come dimostrano le foto dei prigionieri di guerra ucraini prima e dopo i campi russi.

Le testimonianze dei soldati ucraini tornati dalla cattività sono confermate da volontari stranieri che hanno dovuto anch’essi sopravvivere nei campi russi. Così, il paramedico britannico John Harding, che si trovava presso l’impianto metallurgico Azovstal ed è stato anch’egli catturato, ha confermato che la tortura, l’uso della corrente elettrica durante gli interrogatori, le ferite da accoltellamento e le percosse costanti sono pratiche regolari dei russi nella detenzione dei prigionieri. Secondo i ricordi del britannico, stanze minuscole venivano assegnate a più prigionieri, i russi esercitavano una costante pressione psicologica, costringendoli a registrare video d’addio per le famiglie, il che viola enormemente gli articoli 69-70 della GCIII sul mantenimento del legame dei prigionieri di guerra con il mondo esterno, secondo i quali la parte detentrice deve favorire in ogni modo la comunicazione tra i prigionieri e i loro familiari, ma non sotto la minaccia delle armi, e tanto meno nella forma di discorsi in punto di morte. Secondo John, ha assistito all’uccisione da parte dei russi di un altro cittadino britannico, Paul Urey. Sul corpo del defunto sono state trovate molte tracce di tortura, nonostante le false dichiarazioni della parte russa su una condizione medica preesistente.
Tra tali infami luoghi di internamento dei prigionieri di guerra ucraini, merita attenzione la colonia penale di Olenivka, dove il 29 luglio 2022 la Russia avrebbe compiuto un altro attacco terroristico, facendo esplodere 50 prigionieri di guerra ucraini per nascondere le tracce sanguinose di torture, violenze fisiche, sessuali e morali perpetrate ai danni degli ucraini internati.
Inoltre, secondo il Commissario del Parlamento ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets, la Russia interna anche la popolazione civile, il che costituisce una flagrante violazione dell’articolo 4 della GCIII: «Le Convenzioni di Ginevra, il cui scopo principale è la protezione delle persone che non prendono parte al conflitto armato, ossia la popolazione civile, non prevedono affatto che un civile possa essere fatto prigioniero. Tuttavia, siamo in guerra con la Russia e molti dei nostri cittadini sono prigionieri nella Federazione Russa. Questa è la violazione più cinica!»

Oltre a tutte queste atrocità perpetrate dalla Russia, per il momento la comunità internazionale non è a conoscenza di alcun procedimento penale da parte russa volto a punire le persone che hanno partecipato direttamente all’innesco di tali pratiche disumane contro i prigionieri di guerra ucraini. Le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario testimoniano ancora una volta l’assenza di spazio per negoziati con lo Stato terrorista, che continua a portare nient’altro che sofferenza eterna, commettendo genocidio e crimini contro l’umanità.
L'Ucraina dispone attualmente di 50 strutture specializzate per la detenzione dei prigionieri di guerra. Tali strutture sono protette da un discreto livello di misure di sicurezza (per quanto ciò rimanga possibile nelle condizioni di attacchi di massa con missili balistici russi e droni iraniani) e soddisfano tutte le necessità sancite dalle convenzioni di diritto internazionale. Un esempio sorprendente di tali strutture potrebbe essere il campo denominato "West-1", dove ai prigionieri di guerra russi sono garantiti non solo i bisogni essenziali, ma anche l'opportunità di mantenere un livello di sviluppo personale sia fisico sia intellettuale, cosa che, per esempio, non è nemmeno oggetto di discussione nella prigionia russa. Inoltre, i prigionieri di guerra russi hanno accesso alle cure mediche, a un lavoro moderato e a una varietà di attività ricreative. E, a differenza degli ucraini nella prigionia russa, ai prigionieri russi vengono offerte opportunità di comunicazione costante con i propri parenti e amici.

La parte ucraina riconosce che, in casi molto rari, i prigionieri di guerra possono essere trattenuti in centri di detenzione preventiva; tuttavia, anche lì continuano a ricevere tutti gli articoli di uso domestico necessari e vi trascorrono non più tempo di quanto possano richiedere le circostanze. La parte ucraina ospita regolarmente rappresentanti dell'ONU, del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), giornalisti stranieri ed esperti al fine di coprire gli eventi in modo imparziale, mentre la Russia continua a bloccare qualsiasi tentativo di ottenere accesso ai luoghi d'internamento dei prigionieri di guerra ucraini, soprattutto dopo l'attacco terroristico di Olenivka compiuto dalle autorità di occupazione.
Per un confronto visivo, basta guardare le foto degli scambi di prigionieri di guerra che tornano a casa (russi a sinistra; ucraini a destra). Non ci vuole molto per notare quanto siano esausti i difensori ucraini, con perdita di peso e tracce di tortura, mentre i prigionieri di guerra russi appaiono piuttosto sani e in adeguata forma fisica.

"Il Ministero della Giustizia ha annunciato che per un prigioniero di guerra sono necessarie 3.000 grivne (circa 77 euro, 82 dollari) al mese per cibo, abbigliamento, prodotti per l'igiene e bollette. Le spese aggiuntive comprendono le spese per attrezzature mediche, medicinali e stipendi del personale. Ma tali spese sono giustificate perché le condizioni di detenzione dei prigionieri di guerra devono essere conformi alla Convenzione di Ginevra, e prigionieri russi vivi e sani sono un necessario materiale di scambio per riportare indietro gli ucraini catturati,'' osserva il Commissario del Parlamento ucraino per i diritti umani.
Ciononostante, malgrado i fatti sopra menzionati, la parte ucraina ha ripetutamente ricevuto accuse di trattamento inadeguato dei prigionieri di guerra russi. Secondo lo stesso rapporto fornito dall'OHCHR, la parte ucraina è sospettata di ricorrere a pratiche di tortura e a persecuzioni illegali dei militanti dei gruppi affiliati alla Russia (LPR, DPR). Tuttavia, il rapporto contiene anche informazioni secondo cui la parte ucraina ha reagito piuttosto rapidamente a tali accuse e ha immediatamente avviato procedimenti penali contro le persone che avrebbero potuto essere coinvolte in tali pratiche. Le informazioni menzionate nel rapporto dell'OHCHR sono attualmente sottoposte a verifica. Come osservato sopra dal Difensore civico ucraino, tutti i fatti di violazione vengono registrati dalle forze dell'ordine ucraine e saranno certamente verificati al fine di individuare e punire i responsabili. Nel caso della Russia, non vi sono procedimenti penali contro persone che violano gravemente le Convenzioni di Ginevra. Inoltre, la parte russa coglie ogni occasione per screditare le autorità ucraine, specialmente quando si tratta del trattamento dei prigionieri di guerra. Così facendo, il ben oliato meccanismo della propaganda russa cerca di offuscare la differenza tra la vittima e l'aggressore, vittimizzando le persone che, su ordine del Cremlino, continuano a partecipare ad azioni aggressive, e di spostare l'attenzione sulla parte ucraina, ignorando completamente le gravi violazioni commesse dalla propria parte [russa].
Inoltre, le accuse sconsiderate mosse al governo ucraino riguardo alla presunta persecuzione illegale di cittadini ucraini che si sono uniti alle forze armate russe dovrebbero essere esaminate scrupolosamente. Tali accuse sono state formulate dall'OHCHR nelle osservazioni conclusive del suo rapporto. L'OHCHR ha espresso preoccupazione per queste pratiche giudiziarie attuate dal governo ucraino, richiamandosi alla presunta immunità dei combattenti ai sensi delle disposizioni del diritto internazionale umanitario. Tuttavia, in realtà, ai sensi dell'articolo 87 della Terza Convenzione di Ginevra, l'immunità dei prigionieri di guerra si applica ai prigionieri che non sono cittadini dello Stato detentore. Pertanto, la prerogativa nella risoluzione di questa collisione giuridica dovrebbe essere attribuita alla teoria della cittadinanza, chiaramente delineata nel quadro della legislazione nazionale ucraina, elaborata nel rigoroso rispetto degli standard internazionali. In questo contesto, si parla dell'opzione per la cittadinanza nel caso del trasferimento di un territorio sotto la giurisdizione di un altro Stato, purché tale territorio sia delimitato e demarcato in conformità alle norme delle convenzioni internazionalmente riconosciute. Questo meccanismo prevede diverse modalità per regolare la questione della cittadinanza dei residenti di tale territorio:
Ciononostante, la situazione dell'occupazione illegale da parte della Russia dei territori ucraini non può essere regolata sulla base delle considerazioni sopra menzionate, almeno perché la Russia è uno Stato aggressore e tenta di annettere con la forza i territori ucraini senza alcuna base giuridica internazionale. Per tale ragione, conformemente alla Legge dell'Ucraina "Sulla garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini e sul regime giuridico nel territorio temporaneamente occupato dell'Ucraina", l'Ucraina continua a considerare come propri cittadini i cittadini ucraini residenti nel territorio occupato che hanno ottenuto la cittadinanza russa, senza privarli dello status di cittadini dello Stato ucraino. A sua volta, ciò comporta anche il perseguimento delle persone con l'accusa di alto tradimento, qualora ciò fosse il caso di una determinata persona. Pertanto, le numerose accuse rivolte al governo ucraino per i procedimenti penali contro gli ucraini schieratisi con la Russia sono pienamente giustificate da un punto di vista giuridico e non possono essere contestate facendo appello alle norme del diritto internazionale umanitario.
Nel complesso, guardando dietro il sipario al modo in cui la parte ucraina tratta i prigionieri di guerra, sorgono ben poche domande sul perché la maggioranza dei soldati russi si sia arresa volontariamente all'Ucraina. Per i russi, questa rimane una delle poche modalità per salvarsi la vita e, per alcuni, per avere l'opportunità di comprendere gli standard di vita fondamentali. Per i prigionieri di guerra ucraini, l'esperienza della prigionia russa ricorda per molti aspetti i sinistri ricordi dei campi di concentramento organizzati dal Terzo Reich nel secolo scorso. È davvero spaventoso immaginare quante altre storie verranno alla luce lungo il nostro cammino verso la vittoria e dopo di essa.
Data la significativa differenza nelle condizioni di detenzione dei prigionieri di guerra da parte ucraina e russa, l'Ucraina ha pieno diritto di appellarsi alle disposizioni contenute negli articoli 109-114 della GCIII, che riguardano il rimpatrio dei prigionieri di guerra ucraini in un terzo Paese neutrale in grado di occuparsi della sicurezza ontologica dei militari. Kyiv si è ripetutamente appellata ai rappresentanti del governo russo, ma in risposta ha ricevuto soltanto il costante blocco di qualsiasi iniziativa. L'ultima di queste conteneva la proposta di includere la Svizzera come terzo Paese neutrale protettore. Tuttavia, le numerose accuse del Cremlino secondo cui la Svizzera avrebbe abbandonato la neutralità aderendo alle sanzioni imposte alla Russia non hanno portato nulla di costruttivo, limitandosi a perpetuare i rinvii e l'inazione in questa direzione, estremamente comuni per la Russia.
Per il momento, la parte ucraina mira a cogliere ogni occasione per raggiungere accordi appropriati con la Santa Sede quale uno dei potenziali garanti della sicurezza dei prigionieri di guerra ucraini. Sono da incoraggiare tutti gli sforzi in questa direzione, così come ogni genere di iniziativa volta ad avvicinare la vittoria dell'Ucraina e a porre fine alle ambizioni imperialiste russe.
Questo testo è stato tradotto automaticamente dall'originale inglese, che resta disponibile selezionando l'inglese come lingua del sito.