La macchina distruttiva della propaganda russa: come le narrazioni filorusse penetrano nei media mondiali e occidentali

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3 novembre 2022

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Ogni crimine russo è sempre stato accompagnato da potenti operazioni informative, sia all'interno della stessa Russia sia nella comunità internazionale. La distorsione dei fatti, lo scarico delle responsabilità e l'eccessiva iperbolizzazione sono armi moderne della propaganda russa.

Durante l’annessione della Crimea e l’invasione del Donbas da parte delle truppe russe nel 2014, nonché l’intervento militare russo in Siria nel 2015, il mondo intero ha assistito ai tentativi di giustificare e ripulire l’immagine dell’aggressore. Per esempio, sfruttando il caos della guerra civile in Siria, la macchina mediatica russa è riuscita a diffondere informazioni false sul terrorismo dei “White Helmets”, un’organizzazione non governativa di volontari impegnata ad aiutare i civili direttamente colpiti dalle operazioni militari.  

Purtroppo, in quel periodo il mondo era nettamente in svantaggio rispetto alla Russia nella guerra dell’informazione che quest’ultima aveva scatenato senza dichiararla. Il risultato fu la diffusione di un’arma poco appariscente ma estremamente pericolosa: le narrazioni russe , diffuse attraverso i media di tutto il mondo e quelli occidentali. Esse hanno certamente influenzato il mondo democratico, abituato alla convivenza pacifica di numerose opinioni contrapposte, plasmando sia l’agenda sia la percezione della realtà circostante. Insinuandosi lentamente nelle menti delle persone, hanno costruito la visione del mondo funzionale alle autorità russe, secondo la quale il mondo avrebbe continuato a ignorare i crimini più efferati della Russia.

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L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha segnalato direttamente all’intero mondo civilizzato la necessità di intervenire con urgenza per proteggere gli spazi informativi nazionali e internazionali. Vietare le pubblicazioni e i canali televisivi filorussi e bloccare i blogger filorussi e i propagandisti dichiarati è stato il primo passo compiuto dall’Occidente nella battaglia per orientare l’opinione pubblica. Finalmente si è iniziato a contrastare la propaganda russa.

Alla luce dell'aumento dell'attività aggressiva della Russia nel 2014-2015, nel 2015 il Servizio europeo per l'azione esterna ha creato un gruppo di lavoro speciale, dedicato a individuare e contrastare le attività della propaganda russa. Ciononostante, la propaganda russa, riuscita a mettere radici durante gli anni di libera diffusione nei Paesi occidentali, non è scomparsa senza lasciare traccia. Con il pretesto del pluralismo, usato come base giuridica per diffondere fake news e narrazioni imperialiste, giornalisti filorussi ed esperti autoproclamati continuano a mentire e a sostenere impunemente la Russia nello spazio informativo. Ricorrendo alla sostituzione dei concetti e al framing, cercano di sfumare la linea tra «aggressore» e «vittima».

Uno degli esempi più eclatanti e recenti della promozione della propaganda russa nei media occidentali è la scandalosa pubblicazione dell’agenzia di stampa CBS News. Nonostante il maggiore controllo e la verifica dei contenuti in lingua inglese, è riuscita comunque a filtrare la falsa narrazione del «mercato nero» delle armi in Ucraina: le armi ricevute dai partner occidentali sarebbero rivendute da funzionari ucraini e non destinate alle Forze armate ucraine. Il suo obiettivo, evidentemente, era rallentare le forniture militari e cercare di suscitare sfiducia nella dirigenza e nell’opinione pubblica dei Paesi europei nei confronti del governo ucraino. La situazione è molto più difficile con i media locali che trasmettono propaganda russa a un pubblico non anglofono. Il portale di notizie lituano Laisvaslaikrastis e quello spagnolo La Haine sono veri focolai di ideologia filorussa e informazioni false, eppure restano accessibili ai normali utenti europei.

Allo stesso tempo, secondo i dati del portale EUvsDISINFO, di recente sono comparsi molti falsi messaggi filorussi in pubblicazioni rivolte al mondo arabo. Anche gli spazi mediatici africani e indiani sono piuttosto saturi di narrazioni filorusse. Il problema della diffusione della propaganda russa tra le comunità non anglofone è stato recentemente discusso in dettaglio da Steven Lee Myers e Sheera Frenkel in un loro articolo pubblicato da The New York Times. A loro avviso, i recenti sforzi per contrastare la propaganda russa sono riusciti soltanto a imporre alcune restrizioni, anziché vietare del tutto le operazioni informative russe. Di conseguenza, l’accesso alle informazioni nel mondo è diventato culturalmente e geograficamente asimmetrico. Per questo motivo, la politica mondiale non riesce a trovare una soluzione condivisa per isolare lo spazio informativo dalla propaganda russa. Inoltre, purtroppo, i media non occidentali, nei loro tentativi di opporsi all’opinione dominante in Occidente, si lasciano influenzare molto facilmente dalla Russia. Sebbene la Russia sia un moderno Stato terrorista, la sua guerra dell’informazione continua a essere condotta con successo in tutto il mondo da media poco informati o incompetenti e presentata come una posizione alternativa.

Lo spazio informativo globale resta sotto la forte influenza della propaganda russa, trasmessa liberamente al pubblico internazionale per decenni. Sebbene incontri resistenza nello spazio informativo occidentale, la propaganda russa continua a cercare modi per aggirare i divieti e raggiungere pubblici locali vulnerabili. Si insinua così nei siti web, sugli schermi televisivi e nelle pagine dei giornali dei media orientali, diffondendo notizie false e fatti distorti. Le narrazioni russe continuano ad approdare sulle pagine di importanti testate autorevoli, sotto la copertura del pluralismo e dell’esame democratico delle posizioni di entrambe le parti in conflitto. Sfruttando gli standard giornalistici, i russi riescono a diffondere tra il grande pubblico palese disinformazione che, nonostante la sua scarsa credibilità, si radica nella mente dei lettori come punto di vista alternativo.

La comunità internazionale dell’informazione e, in particolare, l’Unione europea dovrebbero affrontare con maggiore serietà il problema della diffusione della propaganda russa sia tra le comunità anglofone sia tra quelle non anglofone: bloccare e vietare tali siti web, limitare l'accesso dei portavoce della propaganda ai social network e alle trasmissioni dei media più autorevoli. Non va dimenticato che la propaganda russa è un importante strumento con cui il Cremlino controlla gli umori delle persone non soltanto nel loro stesso Paese, ma in tutto il mondo. Solo unendo e raddoppiando i nostri sforzi possiamo creare uno spazio informativo quanto più veritiero e obiettivo possibile, capace di salvaguardare la sicurezza globale e la convivenza pacifica.

Questo testo è stato tradotto automaticamente dall’originale inglese, che resta disponibile selezionando l’inglese come lingua del sito.