
L’11 aprile 2026, Maksym Chebotarov, coordinatore del Programma di partenariato USA-Ucraina presso il Transatlantic Dialogue Center (TDC), ha parlato con La Tercera, quotidiano pubblicato a Santiago del Cile, delle crescenti tensioni all’interno della NATO, in seguito ai disaccordi tra gli Stati Uniti e i loro alleati sul conflitto con l’Iran.
Nell’articolo, La Tercera descrive la guerra con l’Iran come un’importante prova di stress per l’unità transatlantica dopo che gli alleati degli Stati Uniti hanno rifiutato la richiesta del presidente Donald Trump di assistenza per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Il pezzo evidenzia inoltre le crescenti critiche di Trump all’Alleanza, comprese le rinnovate minacce di un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO e dichiarazioni che mettono in discussione la credibilità dell’Articolo 5.
Chebotarov ha sottolineato che un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO a breve termine non è uno scenario realistico né probabile. Ha osservato che gli Stati Uniti traggono beneficio dalla loro presenza nei Paesi alleati grazie a basi aeree, strutture di comando e controllo, pattugliamenti marittimi congiunti, cicli produttivi congiunti, equipaggiamenti standardizzati e una percezione condivisa delle minacce.
Allo stesso tempo, ha sottolineato che la NATO ha «perso parte del proprio margine di errore e della propria credibilità» dal punto di vista della leadership statunitense, ma che gli alleati hanno ancora una finestra di opportunità per una «seconda possibilità». A suo giudizio, l’attuale dibattito sulla ripartizione degli oneri sta diventando sempre più un dilemma pratico, plasmato da diverse percezioni delle minacce e valutazioni divergenti delle priorità strategiche.
Chebotarov ha inoltre avvertito che agli avversari non serve che la NATO crolli; devono solo credere che l’Alleanza esiterà e rimarrà politicamente paralizzata anziché rispondere alle esigenze immediate di difesa e deterrenza.
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