In un approfondito articolo per il media investigativo greco Inside Story, che esplora le ragioni dell’insistenza della Russia sul pieno controllo del Donbas, Maksym Chebotarov, esperto del Transatlantic Dialogue Center (TDC), offre una prospettiva analitica sia sulle dimensioni simboliche sia su quelle strategiche della regione nella visione del mondo di Vladimir Putin.
«L’ossessione di Putin per l’occupazione dell’intero Donbas è legata alla sua più ampia visione di smantellare lo Stato ucraino e riaffermare la Russia come potenza dominante nello spazio eurasiatico. Per lui, il Donbas non è solo un pezzo di terra — è il nucleo ideologico, storico e psicologico della sua guerra», afferma Chebotarov.
Spiega che, per Putin, il Donbas è diventato il simbolo centrale del «Mondo russo» — il mito secondo cui russi, ucraini e bielorussi formano un’unica nazione storica ingiustamente divisa dall’Occidente.
«Ritirarsi dal Donbas significherebbe riconoscere che l’Ucraina esiste come nazione sovrana e distinta — una realtà che mina l’intera sua visione del mondo.»
Chebotarov illustra inoltre la dimensione militare della regione:
«Dal 2014, Kyiv ha trasformato l’asse occidentale di Donetsk in una cintura difensiva multistrato lunga 50 chilometri, composta da trincee, campi minati e fortificazioni. Perderla significherebbe abbandonare posizioni rinforzate e accettare un periodo di maggiore vulnerabilità fino alla costruzione di nuove linee.»
Infine, sottolinea le implicazioni sociali di qualsiasi concessione territoriale:
«Anche se la stanchezza per la guerra cresce, gli ucraini tracciano una linea chiara tra pace e resa. L’esperienza dell’occupazione a Mariupol e Bucha ha convinto la maggior parte delle persone che qualsiasi controllo russo significa oppressione, non pace.»
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